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Archive for the ‘vegetarianesimo’ Category

Il nostro stare in questo pianeta deve essere caratterizzato da una grande attenzione per le forze della natura che da sempre era stata venerata dai nostri antenati. Allora si sapeva benissimo che il corpo, l’anima e l’ambiente sono intrinsecamente connessi. Cosa che noi ora abbiamo dimenticato. Del resto, i nostri antenati e anche i nostri nonni hanno sempre reso onore alla natura e curato sé stessi con erbe antiche, oli da fiori, radici frantumate e con altri metodi originali per una guarigione naturale tramandata di generazione in  generazione. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo riaccendere la fiducia che i nostri antenati avevano nella cura e nei poteri mistici della natura. Quei poteri che sono profondamente radicati nella Filosofia Orientale Classica, che riconosce come interdipendenti fra loro il benessere fisico mentale e spirituale. Per rispettare il Pianeta dobbiamo cessare di mangiare carne i cui allevamenti consumano risorse enormi che vanno scarseggiando. Inoltre esiste un problema di rispetto per questi esseri che possono essere uccisi per divenire cibo solo in casi di assoluta mancanza di alternative. Ma oggi abbiamo tutto senza bisogno di uccidere gli animali. E poi la carne della grande distribuzione fa male per i mezzi artificiali usati per una produzione più grande e veloce.

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Il Centro Studi Bhaktivedanta ha deciso di promuovere la settimana vegetariana mondiale con la speranza che sempre più persone realizzino quanto inutile sia il massacro di animali per l’alimentazione umana.
Questa settimana potrebbe essere uno stimolo per molte persone a provare una dieta priva di violenza e capire quanti benefici porta sotto molti punti di vista: economico, ambientale, salutistico ed etico.

Questa settimana il nostro blog sará particolarmente attivo nel fornire suggerimenti, ricette e spunti di riflessione sulla scelta vegetariana.

In attesa dei vostri interventi e commenti vi auguriamo una buona VEG-settimana!

CSB staff

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Vorrei iniziare rispondendo alla domanda che è stata posta circa la differenza tra il nutrimento vegetale e animale in termini soprattutto etici, per ciò che riguarda cioè il rispetto dovuto agli esseri viventi. Da un punto di vista religioso, etico, ma anche sociologico, economico e medico-sanitario, ci sono molte ragioni dell’opportunità della dieta vegetariana. La persona non si nutre soltanto del cibo in quanto tale, ma anche di tutte quelle impressioni psichiche che sono contenute in esso e che agiscono a livello sottile sulla sua costituzione psicofisica.

Pensate a quanto possa essere carico di energie negative un cibo prodotto esercitando violenza: tutte quelle sensazioni di paura, terrore, sgomento, provate dall’essere vivente al momento dell’uccisione, permangono in quel corpo brutalmente massacrato come indelebili tracce a livello psichico e anche fisico, essendo i due piani inscindibilmente collegati, e vengono di conseguenza assimilate, anche se in maniera non consapevole, da chi sceglie quel cibo come nutrimento. Per questi ed altri motivi, l’Ayurveda, la scienza della vita, la scienza medica tradizionale indovedica, afferma che l’alimentazione di tipo vegetariano è incomparabilmente più capace di favorire l’equilibrio psico-fisico, la longevità, conservare la giovinezza e il vigore, di quella basata sui cibi carnei. Considero un dovere ed un piacere essere qui tra voi per parlare del tema “uomo-animali”. Il nostro rapporto con gli animali e con la vita in generale dovrebbe interessarci tutti da vicino, pena una perdita progressiva di sensibilità e di capacità di sopravvivere, vivere e convivere.  Desidero perciò ringraziare sinceramente e profondamente gli organizzatori di questo convegno, soprattutto per la dimostrata capacità di dare voce a così tanti e diversi rappresentanti appartenenti alla sfera del pensiero religioso.


Gli umani per loro natura sono esseri sociali; le persone che riescono a vivere in completa solitudine possono appartenere soltanto a due categorie che si trovano esattamente all’opposto: la categoria degli psicopatici e quella degli eremiti. Tutta la grande gamma di umanità intermedia ha in qualche modo bisogno di vivere in contatto con gli altri, e questi altri non sono e non possono essere, come conferma l’esperienza, soltanto gli umani.
 Vi leggo a proposito una riflessione fatta da una persona profondamente religiosa, intendendo con questo aggettivo riferirmi ad un livello di consapevolezza e non necessariamente ad una carica ecclesiale. Io parlo qui in nome di una tradizione antichissima, quella vedica, ma ho scelto di leggervi un brano, a mio avviso particolarmente significativo, che appartiene ad un’altra cultura e che comunque conferma il punto di vista dei Veda:

“Il rumore pare solo insultare l’orecchio quando è privo della vita. E che cosa resta della vita se un uomo non può udire il pianto solitario di un uccello, o il conversare dei rospi attorno ad uno stagno durante la notte? Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali se ne andassero, egli morirebbe di una grande solitudine di spirito. 
Ciò che avviene agli animali, ben presto succede anche all’uomo; in tutto c’è un legame”.

Sono qui evidenti nette somiglianze con le concezioni vediche, come vedremo in seguito, e con il pensiero di alcuni filosofi pre-socratici, ad esempio quelli citati dai colleghi che mi hanno preceduto. 
Questo brano, che appartiene alla tradizione degli indiani d’America, termina con la seguente affermazione:


“Tutto ciò che accade alla terra, accadrà anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano in terra è come se sputassero addosso a se stessi. Questo sappiamo: non è la terra che appartiene all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla terra. L’uomo non ha tessuto la tela della vita, è semplicemente uno dei suoi fili e tutto ciò che fa alla tela lo fa a se stesso”.


Questa riflessione, fatta da un capo indiano pellerossa, rappresenta la  risposta agli emissari del Presidente degli Stati Uniti che volevano acquistare la terra dei nativi. Essa esprime la consapevolezza della profonda relazione che lega l’uomo agli animali e all’ambiente in cui vive.  Se parliamo di animali, non possiamo non parlare anche di ambiente; solo così, infatti, potremo ben comprendere e contestualizzare la posizione che spetta ai vari esseri viventi nel grande mosaico della vita.

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San Gerolamo (IV-V secolo d. C.) è una delle figure colossali del cristianesimo antico, non soltanto la sua santità è uno degli esempi più grandi della storia ma il suo servizio intellettuale è stato decisivo per la storia della Chiesa, infatti Papa Benedetto XVI nota: “Gerolamo ha posto al centro della sua vita e della sua attività la Parola di Dio, che indica all’uomo i sentieri della vita, e gli rivela i segreti della santità. Di tutto questo non possiamo che essergli profondamente grati, proprio nel nostro oggi.” Ogni cattolico dovrebbe dare il giusto peso a queste parole del Papa che invita a prendere esempio da tale figura. San Gerolamo, è noto, fu l’autore della vulgata, la prima traduzione della Bibbia in latino. Egli fu uno dei pochissimi, tra i cristiani, a conoscere l’ebraico, oltre il greco. La sua acutezza e sensibilità intellettuale gli permise di compiere questa impresa nei confronti della Parola divina. Ma San Gerolamo fu anche uno strenuo difensore della pratica alimentare cristiana delle origini, il vegetarianesimo. Nella famosa, ma poco letta, Adversus Iovinianum egli scrisse: “…dopo la venuta di Gesù non possiamo più mangiare carne.”[1] Perché? Perché San. Gerolamo conosceva bene la Genesi, avendola tradotta, e nelle parole divine l’uomo viene chiaramente indicato come vegetariano. [2] San Gerolamo ha anche smascherato il cosiddetto permesso, dato dopo il Diluvio, di mangiare carne, definendo quel passo come una interpolazione tardiva, indice di un basso periodo spirituale. Comunque sia la venuta di Gesù costituisce per il Santo la venuta della perfezione originaria, e la vittoria sul peccato originale consente a ogni cristiano sincero di tornare ad una alimentazione pura e non violenta. San Gerolamo non destinava tale pratica alimentare solo a sé stesso o a quei pochi che volevano dedicarsi ad una severa pratica ascetica. Sappiamo che San Gerolamo visse nel deserto e lui stesso ci ha lasciato una straordinaria descrizione di sé in quella vita santa. Ma nelle sue lettere egli invita ogni cristiano autentico alla pratica vegetariana. Citiamo solo alcuni brevi, ma esaustivi, passi:

“ Ciò che i Bramani dell’India ed i gimnosofisti dell’Egitto osservano, cibandosi unicamente di farina di orzo, di riso e di frutta, perché una vergine di Cristo non deve farlo in modo completo? […] Si cibi di legumi, semola…[…] …lo facciano i seguaci di Iside e di Cibale, i quali, nella loro ghiotta astinenza, divorano fagiani e tortore fumanti…” [3]

Queste parole sono rivolte ad una madre cristiana che deve educare sua figlia e San Gerolamo indica nei dettagli la prassi educativa che può rendere solida la spiritualità cristiana. Sono attualissime queste indicazioni che dovrebbero ispirare il cristiano di oggi, portandolo a chiedersi come mai in altri cammini religiosi è insita la dieta vegetariana e in quella cristiana no; abbiamo in altri testi spiegato i motivi storici che hanno portato all’abbandono graduale di tale prassi, ma San Gerolamo ricorda al cristiano che la sua perfezione non può essere da meno rispetto ai cammini indicati dalla spiritualità indiana. Concludiamo con un episodio biblico, citato da San Gerolamo, che ci ricorda il cibo che Dio stesso manda agli uomini attraverso i suoi angeli: “Elia, fuggendo Gezabele, giace stanco sotto una quercia, ed è svegliato da un angelo che viene da lui e gli dice: «Alzati e mangia». Egli guardò, ed ecco, vicino alla sua testa, un pane di spelta e una brocca d’acqua. In verità, Dio non poteva mandargli vino aromatizzato, cibi cotti con olio e carni battute?”[4] Certo, poteva, ma non lo ha fatto…Dio manda solo cibo che ha origine dall’amore e che all’amore ci riporta. San Gerolamo ci indica che dopo Gesù ognuno di noi può essere servito dallo stesso angelo, come accadde ad Elia.

Prof. Valentino Bellucci, 2010-03-06

[1] S. Gerolamo, Adversus Iovinianum, II, 7.
[2] Genesi, I, 29. La biologia moderna conferma che l’essere umano è per costituzione frugivoro.
[3] S. Gerolamo, Lettere, Rizzoli, Milano 2009, pag.457,459 e 461.
[4] Ivi., pag. 113.

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E’ stato traumatico, per molti, il messaggio lanciato al recente convegno dedicato alla corretta alimentazione e svoltosi a Prova, soprattutto in un periodo nel quale la riscoperta della buona tavola e dei cibi tradizionali (molto spesso a base di carne) è diventata quasi una moda «culturale», esaltata anche dai mass-media. Ecco perchè hanno destato molta sorpresa affermazioni come «mangiar carne fa male» e «se la gente sapesse quello che provoca, non ne mangerebbe». A lanciare il messaggio, che di fatto era un invito a una dieta vegetariana, sono stati esperti di grande valore: Roberta Siani, responsabile del Progetto disordini alimentari del reparto di Psichiatria dell’ospedale cittadino di Borgo Roma; Pietro Madera, responsabile del Sert dell’Ulss 20; Francesca Bonini, biotecnologa e docente di alimentazione, che sono intervenuti col coordinamento del dottor Giuseppe Piasentin, medico del Pronto soccorso del «Fracastoro». Partendo dal presupposto che si tratta soprattutto di una questione di cultura, i relatori hanno chiarito che il problema del consumo della carne ha due importanti conseguenze: una sulla salute delle persone e una, più in generale, su quello – drammatico – della fame nel mondo. Ci sono tre categorie di cibi, ha ricordato Madera: i cibi «virtù», che assorbono l’energia dal sole e la trasmettono all’uomo, conferendogli salute, longevità e serenità (frutta fresca e verdura, cereali integrali, latte, burro, miele, yogurt, formaggi non fermentati e simili); i cibi «passione», dai sapori intensi, i quali danno un’energia che dura poco e che se sono consumati regolarmente producono malattia (cereali raffinati, spezie, caffé, formaggi stagionati, sale, dolci, zuccheri); infine i cibi «inerti», che hanno cioè poca energia, appesantiscono e intossicano, predisponendo alle cosiddette malattie del benessere e ai tumori (carne, salumi, alcol, grassi animali, uova dopo il quindicesimo giorno, cibi conservati, aceto). L’influenza del consumo di carne sul problema della fame nel mondo si evince invece da alcuni dati sorprendenti: per produrre un chilo di carne (sufficiente per sfamare 5-6 persone) si consumano 30mila litri di acqua e 16 chili di cereali (che ne sfamerebbero 40-50). Basti pensare che tre quarti della produzione mondiale di cereali è dedicata agli allevamenti per la produzione di carne. «Se si consumasse meno carne e si cambiasse il nostro sistema alimentare», hanno concluso gli esperti, «ridurremmo le patologie e daremmo al Terzo mondo la possibilità di soffrire meno la fame, senza contare che le popolazioni vegetariane sono meno aggressive e più pacifiche di quelle che si alimentano con la carne». Un invito esplicito, quindi, a preferire una dieta con meno carne o, addirittura, vegetariana, la sola in grado di garantire una alimentazione più sana, secondo i medici. Gli esempi di chi la segue, del resto, sono numerosi. La lista dei vegetariani celebri parte dall’antichità per arrivare ai nostri giorni e comprende, in ordine sparso, Aristotele, Pitagora, Cicerone, Diogene, Platone, Plinio, Socrate, Seneca, Sofocle, Epicuro, San Francesco, Leonardo da Vinci, Albert Einstein, Edison, Franklin, Freud, Gandhi, Ippocrate, Mazzini, Newton, Nietsche, Paganini, Pascal, Wagner. Tanti anche i personaggi dello spettacolo e della cultura che non consumano carne: Giorgio Albertazzi, Brigitte Bardot, Adriano Celentano, John Lennon, Bob Dylan, Gianni Morandi, Sting, Jovanotti, Umberto Veronesi.

Fonte: L’Arena.it – di G.B.

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LA SANTA PASQUA E L’ALIMENTAZIONE
AGNELLINO, PANE E VINO.

Per una volta tanto non voglio parlare di economia, ma di una tematica alimentare di cui mi faccio portavoce durante il mio ultimo show “Funny Money”. Non posso fare a meno di intervenire a seguito del recente allontanamento di Beppe Bigazzi dai palinsesti RAI: questo dovuto per aver raccontato uno spaccato di vita e storia italiana dei primi decenni del secolo scorso, quando la preoccupazione principale non era la perdita del posto di lavoro o la solvibilità di un prestiro obbligazionario, quanto piuttosto che cosa si sarebbe dato da mangiare ai propri figli. Per chi non avesse ancora capito a che cosa mi sto riferendo, Bigazzi durante una puntata della “Prova del Cuoco” ha descritto sommariamente che cosa avveniva, in epoca di guerra e non solo, quando si mangiavano i gatti per necessità o povertà.

Nella mia provincia (Vicenza appunto), questo episodio è rieccheggiato fragorosamente a livello mediatico per ovvie motivazioni folkoristiche (chi non si ricorda gli sfottò durante il servizio militare “vicentino maledetto hai mangiato il mio micetto”). Non che sia a favore o giustifichi questi episodi (sono un devoto sostenitore della LAV) ed usanze alimentari del passato stile “L’albero degli zoccoli”, tuttavia mi ha fatto molto più adirare come le cronache mediatiche abbiano scritto fior di pagine sull’accaduto (più che altro perchè è stato coinvolto un personaggio noto della televisione), mentre non si soffermano un minuto a far comprendere, a tutti quelli che inorridiscono per un povero micio cucinato al vapore, la mattanza dei poveri agnellini che sta avvenendo proprio in questi giorni nei macelli italiani, per consentire di celebrare nel conviviale calore della propria famiglia un rituale altrettanto barbarico come quello della (Sanguinosa) Pasqua Cristiana.

In Italia alleviamo, cuciniamo e mangiano i conigli: per altre popolazioni questo è grande segno di inciviltà in quanto il coniglio è considerato un animale di affezione al pari del cane o del gatto, quindi guai a chi sogna di mangiarlo. Lo stesso a mio modo di vedere si potrebbe dire anche per il povero agnellino al quale viene riservato un trattamento piuttosto crudele: prima viene stordito, poi issato per una zampa, successivamente gli viene incisa la giugulare, e quando sopraggiunge la morte per iugulazione, allora passa alla operazioni di macellazione e porzionatura. Questo dovrebbe avvenire in teoria secondo il regolamento sanitario che definisce l’attività di macellazione, poi in pratica la fase di stordimento spesso viene “tralasciata” o “dimenticata” passando tosto alla recisione della giugulare da vivo ed in pieno stato di coscienza.

E tutto questo per consentire a tutte quelle mamme e ragazzini, recentemente indignati nel sentire in televisione di come si cucinava un gatto in tempi di fame e guerra, di poter gustare un abbacchio scottadito o un agnello al forno con patate alla menta nella Santa e Barbarica celebrazione della Pasqua Cristiana. Volete veramente trasmettere un messaggio di rinascita e resurrezione (intesa come una nuova epoca per risorgere) quale ci si aspetterebbe per la Pasqua ? Beh, allora smettete di ingozzarvi di carne e di sostenere con la vostra attività consumistica la proliferazione degli allevamenti intensivi a cominciare dai vitellini, finendo con i poveri ed innocenti agnellini. Che senso ha sostenere con il proprio comportamento consumistico un modello di sviluppo alimentare drogato quando un agnello per crescere di 1Kg in peso necessita di 10kg di cereali ? Ha senso in ottica cristiana decretare carestie, miseria e fame in paesi che non possono produrre il proprio sostentamento alimentare in quanto i terreni ed i loro raccolti di cereali sono asserviti all’ingrasso degli animali da reddito nei paesi occidentali. Così è chiamato oggi un agnellino: animale da reddito e non di affezione come il gatto.

Alla prossima Pasqua volete veramente abbracciare il pensiero cristiano e farlo vostro ? Volete contrastare la fame nel mondo ? Volete ridimensionare l’impatto ambientale dell’agricoltura e dell’allevamento intensivo ? Volete avere acque di falda più pulite ? Volete salvare l’Amazzonia dalla deforestazione ? Volete limitare l’effetto serra ? Per chi non lo sapesse, le deiezioni gassose dei bovini sono la principale causa dell’effetto serra sul pianeta. La soluzione a tutto questo esiste. Si chiama contingentamento del consumo di carne animale da allevamento intensivo (o meglio ancora la totale abolizione): il reale male del pianeta e la causa di moltissime patologie che colpiscono l’uomo in questi ultimi decenni. Cercate d’ora in poi, cominciando con quest’anno, di celebrare una Santa Pasqua e non una Sanguinosa Pasqua Barbarica: diventate anche voi fautori di un cambiamento per migliorare il nostro pianeta e preservarlo da quello che è considerata la peggiore minaccia per la sua stessa sopravvivenza. Preserve our planet: it’s up to you.

www.eugeniobenetazzo.com

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