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Archive for the ‘partner’ Category

Per capire se si veramente adatti l’uno per l’altra occorrono una verifica ed una valutazione di anni, ovviamente non da sposati ma nell’ambito di un necessario periodo di osservazione e prova. E’ fondamentale realizzare la differenza sostanziale tra complementarietà e affinità elettiva. Il coniuge non è soltanto una spalla o un rimedio alla solitudine e ovviamente non è una delle tante amicizie. E’ una persona con la quale dovremmo intessere una vita di comunione, fondata sulla condivisione seria e profonda di valori ideali. Oggi la società premia un modo irresponsabile di costituire coppie e famiglie, ma quale società troveranno i nostri figli? Quale mondo stiamo costruendo? Viene esaltato il principio edonistico della mera gratificazione egoistica e di pari passo vengono penalizzati quello della giustizia e della vera libertà. Vengono così legalizzati abusi e oltraggi, ma quel che è legale non sempre è anche giusto. Se pensate ad una persona ritenendo che potrebbe essere il vostro coniuge, studiatela e osservatela attentamente, e soprattutto provate a vederla come il padre o la madre dei vostri figli. La vedete attiva, proattiva, responsabile, capace di impartire educazione con buoni insegnamenti e soprattutto con un buon esempio? Ritenete che con l’aiuto di questa persona possiate risolvere le crisi della vita come ad esempio difficoltà economiche o problemi di salute, o invece la considerate poco adatta, poco consapevole, tendente a sfuggire alle responsabilità piuttosto che ad affrontarle con coraggio e maturità? Siate ben consapevoli delle difficoltà che provengono da un coniuge autoritario, da un padre padrone, o da un marito o da una moglie morbosamente gelosi che vedono rivali e pericoli ovunque. È pur vero che pericoli ci sono per uno sposo o una sposa giovani, ma occorre sviluppare un certo livello di maturità che ci permetta di evitare i pericoli senza diventare paranoici. Donne e uomini che hanno vissuto con modalità etiche dubbie o con uno scarso livello di responsabilità debbono modificare tali attitudini e aspetti del carattere migliorandosi con un congruo anticipo, non certo quando la decisione del matrimonio è già stata presa. L’educazione alla formazione di una famiglia deve necessariamente includere considerazioni di questa natura, e molte altre che potremmo fare in un’analisi più accurata. La famiglia può essere un ottimo strumento per la nostra evoluzione, ma dev’essere una famiglia fondata su princìpi sani, che tengano di conto delle istanze più profonde e spirituali dell’essere e dello scopo della vita umana oltre i bisogni di ordine mondano. Se poi una persona non si pone un fine evolutivo, trascendente, allora in privato può fare quello che vuole, può anche cambiare partners ogni sei mesi se tutto quello che desidera ottenere dalla vita è una soddisfazione egoica temporanea, ma ricordate che il numero dei suicidi sta aumentando a dismisura in chi coltiva questo tipo di mentalità. Sono le battaglie che abbiamo vinto per il vero bene nostro e altrui che ci danno forza, fiducia in noi stessi, profonda e duratura soddisfazione, non quelle a cui abbiamo rinunciato per egoismo o avidità. Dobbiamo tener fede a valori elevati e con tenacia e lungimiranza superare ogni difficoltà. Se invece uno cede alle debolezze proprie e altrui rinforza la malsana opinione: “non ce la posso fare… lo sapevo di non valere niente” e così – dopo essere stato un pessimo profeta – quel soggetto avvera la sua profezia disastrosa. La famiglia non è un obbligo, l’essere padri o madri non è indispensabile per evolvere; può essere infatti che una persona abbia già fatto questa esperienza nelle vite precedenti e sia giunta ad una consapevolezza che le permetta di impostare la sua vita e di crescere senza l’obbligo di assolvere a questo dovere sociale. Ma chi invece decide di farsi una famiglia dovrebbe prendersi questa responsabilità avendo bene in mente lo scopo per cui la famiglia esiste, che a dire il vero consiste proprio nell’esaurire il bisogno di famiglia. Lo scopo è infatti quello di liberarci progressivamente da dipendenze e bisogni esteriori, per sviluppare autonomia affettiva e spirituale, e perciò marito e moglie dovrebbero aiutarsi vicendevolmente affinché il loro legame si fondi sempre di più sulla gratitudine e stima reciproca, piuttosto che sulla dipendenza emotiva e psicologica. Questo non per reprimere l’amore, ma per far evolvere la nostra capacità di amare ed essere amati, estendendola progressivamente e rendendola sempre più universale. In effetti il bisogno di scambiare affetto e sentimenti appaganti non è garantito automaticamente sposando, ma sarà in proporzione a quanto saremo stati in grado di trasporlo e viverlo su di un piano sempre più consapevole ed evoluto. Una famiglia va consumata, e lo dico non in modo irrispettoso o svalutante per l’istituzione familiare in sé, ma intendendo con ciò che la sua funzione è di condurre a tappe ulteriori di maturità e realizzazione, come se fosse un vero e proprio sacrificio che porti crescenti saggezza, benessere e giovamento a tutti i membri del nucleo familiare. Pensate invece ai danni del tradimento e dell’infedeltà che riaccendono il fuoco della passione torbida e alimentano la dipendenza da nuovi partners e da fantasie che bloccano la propria ascesa etica e spirituale, e purtroppo anche quella dei propri figli. L’aspirazione a formarsi una famiglia – se si hanno le giuste motivazioni – è un desiderio nobile ed è una scelta che comporta responsabilità, così come del resto quella di percorrere una via di rinuncia: anche in questo caso occorre infatti assumersi responsabilità di coerenza, impegnandosi a maturare la capacità di dare e ricevere affettività e amore. La via della rinuncia non implica infatti una rinuncia ad amare, anzi: è una scelta che richiede imparare ad amare tutti nella consapevolezza della comune radice spirituale di ogni essere. Per concludere, gettiamo uno sguardo alla storia: prima delle ultime due o tre generazioni non c’era mai stato un momento in cui l’umanità non avesse modelli di valore cui riferirsi: l’eroe, il mistico, il gentiluomo, ecc. Adesso invece si opera per cancellare ogni riferimento eticamente nobile: impera il self-made man, l’uomo che si è fatto da solo e che poi si ritrova drogato, depresso, agitato da disistima, conflitti e insoddisfazioni e che a volte purtroppo finisce anche suicida. Chi è l’eroe della televisione? Il calciatore, la velina, il cantante che ha avuto successo, lo stilista imbottito di denaro, che ormai non può più sopravvivere senza alcool o perversioni sessuali. I giovani purtroppo vengono irretiti da questi falsi modelli, la cui vita sembra facile, ma quanta sofferenza, autocommiserazione e disperazione si nascondono dietro queste vite! L’apparenza inganna. Il vero successo è fatto di sforzi continui e seri tesi al raggiungimento di obiettivi costruttivi ed evolutivi. Chi vive con questa consapevolezza rimane attivo, produttivo e geniale anche con l’avanzare degli anni. Nella storia abbiamo casi emblematici, come quello di Goethe che scrisse o il Faust ad oltre ottant’anni o Jung che in tarda età compose la sua autobiografia “Ricordi, Sogni e Riflessioni”, o anche saggi e maestri come Bhaktivedanta Svami Prabhupada che negli ultimi anni della loro vita hanno compiuto imprese meravigliose per il bene dell’umanità. Essere giovani o vecchi non dipende dalla nostra data di nascita: dipende dall’impostazione che diamo alla nostra vita, dalle priorità che scegliamo, dalla qualità delle nostre motivazioni e dalla dedizione con cui portiamo avanti gli obiettivi che ci siamo prefissi. Se si vive per sviluppare Saggezza e Amore, più passa il tempo più si ringiovanisce. Che ciascuno rifletta bene sulla natura e scopo del matrimonio e sulla scelta personale di sposarsi o meno, valutando le proprie attitudini e tendenze, perché quello che è bene per uno potrebbe essere per un altro un male o una complicazione dannosa. Entrambe le scelte, sia quella di sposarsi, sia quella di non sposarsi, sono in sé valide; sta a noi comprendere quale dovrebbe essere il nostro percorso e viverlo con coerenza.

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Chi vive in modo frivolo le relazioni affettive e sentimentali danneggia prima di tutto se stesso e di conseguenza anche gli altri, poiché rovina ai suoi occhi e a quelli altrui i concetti di fedeltà, di lealtà e amore. Quando da tali relazioni nascono figli, si riversano su di loro confusione, instabilità emotiva ed incapacità di amare e così il danno si estende e si moltiplica. Una famiglia dovrebbe formarsi non in maniera casuale, magari per rimediare al guaio di una gravidanza inaspettata o soltanto perché si ha paura di rimanere soli. La famiglia dovrebbe essere una Missione che – se si sceglie di compierla – necessita di tutte le nostre migliori energie e di dedicarvi una parte consistente della nostra vita, considerando il matrimonio come strumento per migliorarsi, maturare ed evolvere affettivamente, psicologicamente e spiritualmente. Naturalmente non tutti hanno bisogno di vivere l’esperienza della famiglia per giungere alla realizzazione di se stessi: sposarsi non è un obbligo, bensì una scelta che va ben ponderata in base alle proprie esigenze interiori e caratteristiche caratteriali. Ripercorrendo la storia incontriamo vite luminose di spiritualisti che – avendo già maturato determinate comprensioni ed esperienze – hanno potuto percorrere con soddisfazione la via della rinuncia e che in quella via si sono realizzati. Viviamo in un mondo dove prevalgono comportamenti altamente scorretti, disecologici e patologici, dove si compiono oltraggi e nefandezze che purtroppo sono considerati legali, ma scuole e tradizioni nel corso della storia – che rappresentano vette di saggezza del pensiero e dell’animo umano – ci indicano orientamenti nobili da seguire per trasformare il nostro percorso nel mondo in un viaggio evolutivo verso la liberazione dai condizionamenti e lo sviluppo di Conoscenza autentica e autentico Amore. Gli insegnamenti psicologici e spirituali dei Maestri della tradizione Indovedica veicolano non soltanto concetti e modelli di pensiero sani, ma anche e soprattutto esempi concreti di comportamenti evolutivi, che sono come fari in grado di illuminare l’agire dell’uomo nel mondo, nella vita affettivo-sentimentale, in quella professionale e in ogni altra sfera dell’esistenza. Come purtroppo confermano innumerevoli esperienze cliniche, ci sono famiglie patologiche, psicotiche, distruttrici di ideali e valori. Un padre padrone, ad esempio, può bloccare con la sua violenza l’evoluzione di un figlio per decenni, così come un genitore perditempo, irresponsabile e neghittoso può ingenerare questa stessa mentalità negativa nella prole, producendo effetti rovinosi che potranno essere smaltiti a costo di tanti sforzi, tempo e sofferenze. Dunque è indispensabile un’accurata educazione prima di lanciarsi in un’impresa familiare. Oggi sposarsi e divorziare è diventato assai frequente, ma non per questo dovete sottovalutarne la pericolosità. In realtà ciò è il segno di una società votata al degrado. Della società moderna possiamo certamente apprezzare alcuni aspetti, ma è altresì indispensabile rilevarne le macchie, le incongruenze, i paradossi, gli abusi, come quello di considerare l’aborto un diritto civile quando assolutamente non lo è, soprattutto per il bambino che viene privato del diritto di vivere. Occorre un’educazione per potersi sposare e vivere una vita matrimoniale, e soprattutto per poterlo fare con successo, quello vero, duraturo e propedeutico all’armonizzazione e allo sviluppo della personalità, propria e altrui. Una donna dovrebbe essere accuratamente educata per diventare sposa e madre e così un uomo per diventare un marito, responsabile e capace di espletare bene il suo ruolo nel dare sostegno e guida alla moglie e ai figli. Oggi non ci sono o sono alquanto rare le scuole che insegnano a far ciò. Non c’è sufficiente cultura su questo tema e soprattutto non ci sono modelli o esempi viventi che sappiano ispirare ad un corretto modo di pensare e agire nella scelta e nella cura delle relazioni affettive, o perlomeno questi modelli sono purtroppo tremendamente rari. Come si è detto in precedenza, il matrimonio non è semplicemente la scelta di un compagno o di una compagna; è la scelta di uno sposo e di una sposa per la formazione di un nucleo familiare. Matrimonio implica procreare e procreare implica educare nella consapevolezza delle leggi psico-spirituali che permeano l’universo e la vita di ogni essere. Educare significa amare continuamente, affinché i figli possano conseguire nella loro esistenza risultati costruttivi ed evolutivi, contribuendo a loro volta nella società alla diffusione di un messaggio di Luce e di Amore. Mai nessun gesto dei genitori dovrebbe essere avulso dall’amore, dal desiderio di correggere e attrarre verso la perfezione. Il ceffone dato in stato di collera è fortemente diseducativo, tanto che chi subisce tali modalità viene danneggiato a sua volta nella capacità di essere un futuro buon educatore. I figli sono parte integrante del matrimonio; sposarsi con l’intenzione di non averne non è assolutamente consigliabile. Canakya Pandita spiegava che un matrimonio senza figli è un deserto. I figli infatti sono essenziali per rafforzare l’unione della coppia attorno ad un fine nobile che è appunto quello di dare educazione e valori alla prole, e ciò permette di portare il bisogno di amare ed essere amati su di un piano più elevato rispetto a quello dell’attrazione meramente sensuale o passionale che, se non superata e sublimata per accedere ad un sentimento più profondo, diventa causa di ansietà, contrasti e instabilità nella relazione. Una madre con un figlio stretto al petto soddisfa quasi completamente la sua affettività, in modo assai costruttivo ed evolutivo, e lo stesso vale per un padre che si prende cura dei figli, cercando di assicurare protezione, rifugio e affetto a tutta la famiglia. L’educazione da provvedere ai figli dovrebbe essere per aiutarli a difendersi nella vita dalle trappole dei tanti ingannatori e soprattutto per favorire la loro evoluzione etica e spirituale. In ogni caso la più grande educazione è quella che si dà non a parole ma con l’esempio personale. Non è necessario che i figli sappiamo teoricamente che i genitori hanno studiato insegnamenti di valore, ma li devono vedere applicati nelle loro vite. Un vero genitore non deve essere soltanto un generatore del corpo del figlio ma anche un generatore della sua coscienza: dovrebbe ispirare, educare, proteggere. Come spiega Rishabhadeva ai suoi figli: che non si diventi padre, madre o maestro spirituale se non si è in grado di liberare dalla sofferenza dell’esistenza condizionata le persone cui si deve provvedere. Non si può imporre la nostra volontà sugli altri, ma si può e si deve offrire un modello di cui essere fieri. Naturalmente la famiglia richiede anche la capacità di fare un progetto economico che sia valido e capace di assolvere a tutti i bisogni di ordine materiale, che non sono gli unici né i più importanti ma che altresì non possono essere disattesi. Se uno vive da solo, quando ha provveduto a se stesso non ha nessun obbligo nei confronti della società, ma quando una persona ha famiglia e procrea non può operare con la stessa logica, ed è importante tenere in considerazione che chi ha vissuto per tanti anni in quel modo non così facilmente è in grado di accedere ad un altro tipo di mentalità.

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IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA (PARTE PRIMA).
Da una lezione di Marco Ferrini del 13 Maggio 2008.

Famiglia, matrimonio, figli rappresentano un’unica realtà, costituita da elementi da considerarsi nel loro complesso come inscindibili, se non a costo di gravi errori e conseguenti significativi disagi e sofferenze. Intendiamo spiegare questa complessa realtà secondo gli Shastra o testi del pensiero psicologico e filosofico indovedico e secondo gli insegnamenti e le realizzazioni di vita dei Maestri di tale Tradizione, tenendo di conto che viviamo in un’epoca purtroppo molto inquinata da condizionamenti culturali, sociologici e psicologici. Non è facile sottrarsi alla pressione che essi esercitano, permeando ogni sfera del nostro vivere quotidiano e rafforzando a volte nostre tendenze antiche e malsane abitudini contratte a seguito di errori e di cattive impostazioni nel rapportarci a noi stessi e agli altri. Intendendo valutare alcune caratteristiche determinanti che si consiglia di ben valutare per chi desidera intraprendere la vita matrimoniale, il primo elemento fondamentale da prendere in considerazione è il grado di responsabilità della persona che si pensa come futuro coniuge; una responsabilità ovviamente da misurarsi non soltanto a parole ma soprattutto nella realtà dei fatti e nella storia della vita personale del soggetto. Il livello e la qualità della responsabilità che si è in grado di assumere e mantenere nel tempo sono essenziali per ritenersi idonei al matrimonio. Matrimonio significa prole e prole implica educazione, dunque un intenso, complesso e lungo impegno, che nella società di oggi dura come minimo 30 anni di cure assidue dedicate ai figli. Prendere decisioni impulsive, sulla spinta di passioni non sufficientemente elaborate, e indulgere nella cattiva abitudine di accettare e rifiutare – senza opportuna previa valutazione – la persona del coniuge, non è certa una mentalità che si confà a chi desidera vivere nel benessere, il che implica necessariamente “essere – bene”. Il matrimonio richiede fedeltà, che non è una qualità secondaria ma fondamentale, sia nell’uomo che nella donna. La scelta dello sposo o della sposa dovrebbe essere per la vita. Certo si deve prevedere anche il caso di una donna o di un uomo che si separino dal proprio coniuge e si risposino con un’altra persona, ma ciò non dovrebbe essere un fenomeno diffuso – come invece purtroppo avviene oggi – quanto piuttosto un episodio raro, un’eccezione sulla base di motivazioni veramente serie, non certo per superficialità, instabilità di carattere, vulnerabilità o fragilità affettiva, o per una colpevole negligenza nella fase di valutazione e scelta del coniuge. Fintanto infatti che la mente non viene educata ad un’approfondita analisi e continua ad essere trasportata dagli impulsi che s’impongono alla coscienza, non farà altro che perpetrare l’errore muovendosi acriticamente da un oggetto del desiderio ad un altro e ad un altro ancora. Coloro che hanno tali tendenze e conformazioni caratteriali certo non hanno la maturità sufficiente per intraprendere una vita matrimoniale. La castità è un valore essenziale per il matrimonio, ed è un dovere sia per la moglie che per il marito, ma la castità viene ridicolizzata da coloro che credono che questa dimensione sensibile sia l’unica esistente. Tanti oggi pensano che chi crede ancora nella castità sia vittima di inibizioni o che abbia subito un lavaggio del cervello. Ma chi davvero avrà subito questo lavaggio del cervello? Chi pensa che la vita sia limitata ai bisogni del corpo e che difende il motto: “chi può se la goda”, oppure chi crede in una vita dedicata allo sviluppo della persona nel suo complesso, sul piano fisico, psichico e spirituale? Chi sceglie quest’ultima via s’impegna in una disciplina che non è repressiva, che non nega la soddisfazione dei desideri primari assurgendo a castigo paranoico, ma li trasforma e li sublima fino a renderli propedeutici a tappe evolutive ulteriori. Il bisogno di affetto deve essere assolutamente soddisfatto, così come il bisogno di amare ed essere amati, ma per soddisfarli veramente occorre capire qual è la modalità migliore, più idonea e benefica. Se uno mi parlasse di una disciplina di vita che include la rinuncia all’amare e all’amore, definirei quella cosiddetta disciplina una sorta di attacco terroristico, poiché uccide l’essenza stessa della persona; essa sarebbe di fatto insostenibile, come se ci obbligassero ad una dieta che prevede la completa astensione dal cibo. Scambiare affetto è essenziale sul piano psicologico, così come amare è prerogativa irrinunciabile sul piano spirituale. Ma per riuscire davvero ad amare occorre scoprire l’autentico significato di Amore, che non può essere disgiunto dalla consapevolezza dell’esistenza di un Ordine cosmo-etico che regola la vita di tutte le creature, e per il quale vige la legge psicologica della reciprocità, per cui ogni azione che compiamo influenza la nostra coscienza e quel che facciamo agli altri ritorna inesorabilmente su di noi, nel bene e nel male, poiché l’inconscio – come un grande ed infallibile orecchio interno – registra ogni nostro movimento, fisico e mentale. Per questo le Upanishad affermano che comportandosi male si diventa male e si diventa bene se si agisce nel bene.

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LA SCELTA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE (PARTE QUARTA).
Tratto da ‘Dall’Eros all’Amore’ di Marco Ferrini.

4. L’IDEALE DELL’AMORE COME FORZA TRASFORMATRICE.
L’umanità ha conosciuto diverse figure esemplari, le più grandi, quelle che hanno lasciato un segno nella storia del mondo, sono quelle che erano animate dall’amore più elevato e questo le ha dotate di una forza trasformatrice straordinaria. Se invece l’amore che fa da propulsore è ad un livello meno puro, è misto con altri sentimenti, la capacità trasformatrice diminuisce sensibilmente e agisce solo su coloro che sono più predisposti alla correzione. Nella filosofia indiana esiste una dottrina della trasformazione chiamata parinama-vada, che può agire anche in senso involutivo. Il dharma è una forza immane, ineluttabile, ineffabile, onnipervadente che sospinge verso l’evoluzione, ma non è l’unica forza in campo, c’è anche la volontà umana. Solo quando la volontà umana si allea alle forze evolutive del dharma, la personalità si armonizza e segue la sua strada di ascesa interiore senza più incorrere in inciampi e frustrazioni. Da Buddha a Cristo a Krishna, tutti i grandi hanno convenuto nel dire che la vita incarnata è dolore, ma esso si placa se il soggetto sviluppa un buon rapporto con la propria guida interiore e se si collega al dharma. In questo modo le difficoltà diminuiscono visibilmente, finché la crisi per eccellenza, che è la morte, cessa di essere motivo di spavento e diventa la consapevole occasione di transizione verso un’esistenza superiore. La vita, infatti, non abbisogna del corpo fisico per manifestarsi, per godere o soffrire delle proprie esperienze, è piuttosto vero il contrario. Nel sogno ad esempio si vivono numerose situazioni a seconda di quelle che sono le componenti oniriche, indipendentemente dal corpo fisico. Una relazione ideale dovrebbe fluire tra anima e anima, nella consapevolezza della propria natura spirituale, e progredire dall’attrazione (ratim) allo sviluppo di intensità e gusto (ruci) nel relazionarsi, per poi passare a priti, ovvero allo sviluppo dell’affetto ed infine all’amore che si manifesta nel desiderio di servire e di far piacere all’altro ma che, nel suo stadio più evoluto, trascende un rapporto a due di tipo egoico e avvicina al bene universale, all’amore totale, ad una relazione che mette in contatto con l’universo, le creature, il creato e il Creatore. Nel processo evolutivo s’incontrano frequentemente sia gli ostacoli posti dagli altri, sia quelli creati dai brandelli della nostra vecchia personalità, dalle nostre precedenti abitudini ed antichi attaccamenti. Ma in quanto espansioni di Dio non corriamo mai definitivamente il rischio di perderci o rimanere soli, possiamo in ogni momento e in ogni circostanza risvegliare le nostre capacità creative superiori connesse alla natura spirituale che ci permettono di agire in maniera oculata e seminare bene per il nostro futuro attraverso la gestione sana di desideri, pensieri e parole. Queste capacità e facoltà latenti che noi tutti possediamo, si rinforzano o si indeboliscono a seconda dell’impostazione etico-morale che diamo alla nostra vita e in base al modello che scegliamo per scolpire la nostra personalità ed esistenza. Non sono sufficienti formule già fatte applicate astrattamente all’insieme delle persone; le autentiche evoluzioni non possono essere altro che individuali, non sono dunque semplicemente il frutto di un’adesione acritica ad una fede o denominazione religiosa, bensì l’esito di sforzi personali ben coordinati, costanti e determinati di chi anela alla luce, alla gioia, alla libertà e all’amore.

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LA SCELTA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE (PARTE TERZA).
Tratto da ‘Dall’Eros all’Amore’ di Marco Ferrini.


3. LA SUBLIMAZIONE DELL’INTIMITA’.
Una delle tensioni principali che possono nascere all’interno della coppia si verifica quando uno dei due soggetti, ricercando la pace e la gioia dello spirito, perde appetito ed interesse per i rapporti sessuali. La cultura moderna tende ad ingenerare la convinzione che il bisogno di sesso equivalga a quello dell’aria, dell’acqua o del cibo, ma le grandi tradizioni spirituali ci testimoniano una realtà ben diversa. Reprimere gli impulsi sessuali genera nevrosi, ma in chi? Solo in coloro che non hanno ancora la visione e l’accesso ai piaceri superiori. Fino a che una persona non è capace di sostituire qualcosa di meno elevato con qualcosa di più nobile, non può bruscamente tagliare i ponti a un’energia che è abituata a fluire senza ostacoli. Dal momento in cui la mente umana viene illuminata da una visione più ampia ed elevata, tutti gli atteggiamenti condizionanti che in precedenza avevano prodotto attaccamenti e dipendenze, vengono gradualmente superati e trasformati dalla pratica delle virtù, della conoscenza spirituale (jnana) e del distacco emotivo (vairagya) verso tutto ciò che non è utile al processo evolutivo. In questo modo il soggetto acquisisce una visione etica dell’uomo e del mondo dalla quale diviene impossibile prescindere nel pensiero quanto negli atteggiamenti. Non esiste un’inconciliabilità a priori tra rapporti intimi tra coniugi e vita spirituale. L’attività sessuale ha un suo compito e una sua funzione fino ad un certo livello evolutivo, raggiunto il quale il percorso spirituale trascende quelle necessità che solo allora scopriamo essere state mere proiezioni della mente. Bloccare la propria spinta passionale non è salutare, è piuttosto innaturale. Il processo di perdita d’interesse nei confronti delle componenti fisiche deve avvenire da sé, in modo armonico e permettendo l’accesso a piaceri superiori che porteranno a grandi trasformazioni. La regolazione sociale dei rapporti intimi è tutelata dall’istituzione della famiglia e dunque del matrimonio. Tale regolamentazione mira principalmente a limitare e contenere in un ambito più ristretto l’attività sessuale, proprio perché questi bisogni fino ad un certo stadio evolutivo sono ritenuti vitali, importanti da soddisfare, e dunque le persone sono invitate a sviluppare tali rapporti in una struttura socialmente e religiosamente protetta. Ma quella protezione, quella istituzione fatta essenzialmente per regolare gli impulsi, ha la funzione di permettere la crescita individuale fino a trascendere le ragioni stesse per cui la famiglia era stata formata. In altri termini, l’istituzione del matrimonio dovrebbe essere considerata come un contenitore che permetta una zona di evoluzione protetta, fino al momento in cui il livello raggiunto sarà così elevato che essa potrà essere trascesa. Secondo la tradizione alla quale ci riferiamo, l’uomo non è fatto per rimanere nei limiti dell’esistenza fisica, per appiattirsi sulla sola dimensione del corpo, ma piuttosto per riconoscere, scoprire e realizzare la propria natura spirituale, la quale per esprimere la propria gioia, creatività e amore ha tutti i poteri (siddhi) ad essa connessi. Dipende dalla persona se preferisce degradarsi o elevarsi; si deve lasciare all’individuo la libertà di gestire la propria sfera sentimentale, il proprio investimento affettivo, se in eros o in amore. Dobbiamo dare a tutti l’opportunità di muoversi secondo il proprio livello evolutivo, sperando ed incoraggiando ognuno a guardare verso la trascendenza. Occorre una grande lungimiranza e capacità adattiva da parte dell’intelligenza per non turbare gli altri e non essere a nostra volta da loro turbati. Affinché il nostro comportamento non crei anche seppur sottili imposizioni sui nostri interlocutori, è necessario essere molto cauti nel comunicare le nostre scoperte evolutive e il risveglio della nostra coscienza, per non indisporre, non turbare e non incorrere in atteggiamenti che tramuterebbero un gesto d’amore in una forzatura. Essere in grado di percepire dimensioni superiori permette di essere saldi in questa nostra visione; ciò non significa demonizzare o svilire la realtà fisica e nemmeno coloro che vi si dedicano interamente negando ogni ipotesi di realtà ulteriore.

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LA SCELTA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE (PARTE SECONDA).
Tratto da ‘Dall’Eros all’Amore’ di Marco Ferrini.

2. L’AMORE COME STRUMENTO DI EVOLUZIONE E DI SUPERAMENTO DEI CONFLITTI.
Le persone si incontrano, come dei ruscelli, e per alcuni tratti, anche lunghi, fanno la strada insieme condividendo la stessa corrente del karma. Quello che è importante sapere è che l’uomo ha la facoltà di ergersi al di sopra di esso, delle proprie tendenze, del proprio destino e modificarli nella comprensione, nelle intenzioni e nell’impostazione di vita. Ho testimoniato molte situazioni conflittuali e ho raggiunto la profonda convinzione della necessità di una mediazione, di affetto reciproco, di reciproca attenzione. Occorrono sicuramente molta pazienza, tolleranza e la determinata volontà di aiutare l’altro a superare i propri limiti. Affetto vero significa andare incontro ai bisogni degli altri, prendere in seria considerazione ogni loro effettiva necessità e favorire quanto più possibile il loro sviluppo psicologico, intellettuale e spirituale. Se amiamo una persona sarà per noi spontaneo cercare di stimolarla a crescere, ad ascendere ad una visione superiore e a prendere in mano le redini della propria esistenza, perché amare veramente significa proprio sostenere l’altro nel processo di recupero della sua vera identità che è costituita di piena consapevolezza spirituale, di eternità e beatitudine. Ma non è assolutamente detto che l’altro provi il desiderio di modificare certe sue posizioni, magari piuttosto cercherà di minare le nostre, perché molta gente ritiene che la spiritualità e la fede siano malattie da curare. Le persone si aiutano tanto meglio quanto più abbiamo nei loro confronti distacco emotivo, perché tutto ciò col quale ci identifichiamo alla fine ci controlla e ci inibisce. Sono importanti l’affetto, la benevolenza e il desiderio intenso di aiutare e sostenere, ma nel momento in cui ci infatuiamo di una persona, in cui la vogliamo fare nostra e sviluppiamo sempre più forti l’attaccamento e il senso di possesso, nella stessa misura diminuiscono le nostre capacità di intervento, di trasformazione e di gestione della relazione. E’ l’amore che trasforma in modo palese e duraturo, ma solo quando è libero dagli inquinamenti della libido, del possesso e del godimento. Quando correggiamo o redarguiamo severamente qualcuno, toccandolo proprio nelle sue caratteristiche più problematiche, dobbiamo aver prima avuto l’intelligenza e la sensibilità di fermarci un attimo a riflettere sulle nostre motivazioni e sui nostri sentimenti. Fare delle critiche in una fase di conflittualità, in stato di collera, di attaccamento o di egoismo, oppure per ripicca o per mantenere una posizione di supremazia verbale o emotiva, trasforma quasi sempre la persona in un opponente o addirittura in un nemico. Se invece è stato intimamente appurato che la motivazione è benevolente, affettuosa e priva d’ego, l’atteggiamento e il risultato saranno ben diversi. Occorre stare molto attenti al concetto diffuso di “lo faccio per il tuo bene”, perché il desiderio di cambiare qualcuno è raramente a beneficio dell’altro, nella maggior parte dei casi il problema è che la persona, così com’è, non risponde alle nostre aspettative o non ci piace. Amare è voler aiutare gli altri ad evolvere verso una consapevolezza spirituale della vita ma senza imporsi, perché l’amore dona una totale libertà ed è privo di qualsiasi tentativo di manipolazione.

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LA SCELTA DELLE RELAZIONI AFFETTIVE (PARTE PRIMA).
Tratto da ‘Dall’Eros all’Amore’ di Marco Ferrini.

1. LA SCELTA DEL PARTNER.
La coscienza è la causa di tutto ciò che ci succede, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore. Essa influenza e determina anche le nostre relazioni ed i nostri incontri. Questi infatti sono imprescindibilmente orientati dalle vibrazioni che emaniamo, dai nostri contenuti psichici e dai desideri inconsci. Interroghiamoci dunque sulle conoscenze che facciamo lungo il percorso della vita e chiediamoci perché incontriamo certe persone sul nostro cammino piuttosto che altre. Dobbiamo premettere che gli incontri non sono mai casuali, il fenomeno delle sincronie è stato studiato da tutte le grandi personalità fra le quali anche K. G. Jung. Krishna nella Bhagavad-gita (XIII.22) spiega in modo preciso come ciascun essere si muova secondo i guna, le sottili caratteristiche energetiche sue proprie, incontrando individui che ugualmente subiscono spinte inconsce. Quando si incontrano sono ignari di essere gestiti da istanze che non vedono e si convincono d’aver fatto scelte libere, creative ed originali. Durante i primi incontri, la prima settimana, il primo mese, il primo anno, non emergono tutte le tendenze latenti. Le tre energie della natura materiale: tamas, sattva e rajas, sono distribuite in maniera diversa nei vari individui, per cui le loro tendenze saranno le più svariate da una persona all’altra. Se si sviluppa una conoscenza abbastanza approfondita di queste componenti, si capiscono i tipi psicologici comprendendo con chi possiamo avere una maggiore partnership, ma soprattutto una più costruttiva ed evolutiva relazione. Se entriamo in situazioni conflittuali a causa di scelte affettive superficiali, perché siamo stati attratti da caratteristiche prive di valore profondo, ci troveremo ad affrontare grossi ostacoli sul cammino della crescita spirituale e ci accorgeremo presto d’aver firmato cambiali in scadenza per acquistare la nostra dose di sofferenza. Tenendo conto delle diverse esigenze e maturità, le relazioni intime debbono essere orientate verso lo sviluppo di una consapevolezza sempre più elevata e verso quelle modalità che facilitano il nostro percorso di crescita interiore. Le persone che vivono con maturità la loro vita sono estremamente caute ed oculate nella scelta delle relazioni affettive. Per instaurare rapporti armoniosi occorre conoscere l’armonia. Dell’individuo che incontriamo dobbiamo essere in grado di notare la composizione dei guna ed il tipo psicologico ad essi sotteso: una persona può essere fortemente rajasica, l’altra può esserlo solo in parte ed avere una forte componente sattvica, oppure tamasica. È bene essere dotati di un know how che consenta di scorgere, nell’interlocutore, le caratteristiche davvero preminenti a discapito di quelle superficiali e trascurabili. Nella cultura moderna, consumistica e materialistica, l’attenzione nella ricerca del partner è orientata alla marca delle scarpe, della felpa, del cellulare o al costo del fuoristrada. Ma quando il vostro partner, la sera, scende dall’auto per entrare in casa, toglie le scarpe, sfila la felpa e spegne il cellulare: cosa vi rimane di lui? Se due persone cominciano ad avere rapporti intimi, le loro capacità di valutazione si abbassano vicino allo zero e la loro unione, che viene descritta come romantica, si rivela piuttosto un’attivazione di manierismi, dipendenze e condizionamenti. L’attrazione, su questo piano, è paragonabile all’azione di un magnete nei confronti del materiale ferroso. Non si tratta di qualcosa di magico, ma di dinamiche dettate da una legge naturale. Le leggi naturali hanno un’immensa utilità sul piano fisiologico, per la conservazione della vita e la sopravvivenza della specie, ma debbono essere integrate ad una conoscenza e visione superiore per sfociare nella costruzione di rapporti saldi, profondi, realmente e durevolmente appaganti, mirati alla realizzazione piena delle istanze più profonde dell’essere. Ogni individuo si trova al suo proprio livello evolutivo. Lo scopo primario di ogni essere è quello di elevarsi, attraverso l’esercizio della virtù e della conoscenza, fino ad unirsi al Divino. Questo è l’obiettivo dello Yoga autentico e di tutte le religioni: ascendere fino alla comunione con il trascendente e con Dio. Se siamo in grado di percepire la realtà spirituale nel nostro orizzonte, potremmo scegliere di sviluppare rapporti con persone che ci aiutino a realizzare meglio questa dimensione, a raggiungerla il più rapidamente possibile, e nel frattempo saremo in grado di risolvere le eventuali relazioni problematiche attivate nel passato, in un momento in cui forse eravamo ciechi ai valori esistenziali più alti. Le persone si pongono nei confronti della vita a seconda delle proprie componenti psicologiche influenzate dalle caratteristiche dei guna e dal karma, per cui ognuno segue la corrente creata dal risultato delle proprie tendenze ed azioni. Essendo che l’universo appartiene ad un disegno dinamico in continuo mutamento, i guna ed il karma sono fattori modificabili con un impegno individuale quotidiano, attraverso le proprie azioni, l’alimentazione, la preghiera, la dedizione a scopi ideali, la volontà e, ancora più importante, la compagnia di persone situate in un percorso spirituale evoluto che possano esserci di guida e ispirazione. Nel momento in cui due individui si incontrano è importante valutarne le tendenze più spiccate, per comprendere se la loro unione potrà essere di beneficio ad entrambi o se, piuttosto, saranno nocivi l’uno per l’altro. Ogni individuo è un pianeta a sé, con le sue forze, il suo percorso esistenziale e le sue lacune, quindi in ogni relazione le componenti in gioco sono moltissime e debbono essere conosciute da chi vuole fare un viaggio consapevole. Per accedere alla conoscenza delle dinamiche relazionali il primo grande passo consiste nell’approfondito studio di se stessi, nel desiderio di conoscere le proprie inclinazioni e necessità. Contestualmente sarà opportuno attivare un processo per il risveglio, per la centratura in sé, per l’incontro con la propria natura spirituale ed il mantenimento dei nuovi equilibri acquisiti. Le nostre attuali tendenze patologiche sono la conseguenza di scelte antiche, ma sono anche la causa degli ostacoli che troveremo sulla via del raggiungimento degli ottenimenti futuri; risulta pertanto necessario lavorare profondamente sul nostro carattere per sconfiggere sia le tentazioni che ci assediano dall’esterno, sia le passioni che ci spingono dall’interno. Non è difficile cadere vittime degli stereotipi, degli schemi di pensiero patologici, fissi, bloccati in una recita senza fine e sempre uguale e se stessa, il difficile è uscirne. La distorsione del pensiero si esplica nelle parole, la cui conseguenza è l’agire. La ripetizione sistematica di azioni dà luogo alle abitudini che strutturano il carattere, generano pulsioni e desideri dello stesso segno producendo un ciclo senza fine (samsara). Quel che è stato fatto nel passato tende ad imporsi e a ripetersi in maniera schematica, come un copione imparato a memoria, conseguenza di quella legge psicologica che è la coazione a ripetere, nel bene e nel male. In questo modo le azioni più perverse, degradanti e morbose, così come le più nobili e virtuose, diventano di attuazione spontanea in forza del suddetto meccanismo che trasforma gli atti in abitudini. Dall’accurata analisi delle esperienze precorse, delle compagnie scelte nel passato, possiamo giungere ad avere indicazioni importanti sul nostro attuale modo di pensare e sui nostri desideri, al fine di modificarli ed orientarli opportunamente verso il raggiungimento del completo successo nella vita: la realizzazione spirituale.

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