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TECNICHE PER IL SUPERAMENTO
DI OSTACOLI ALLA VOLONTA’ (PARTE TERZA).
di Marco Ferrini.


FOBIE.
Un altro ostacolo che sovente è causa di blocco per la Forza di Volontà è costituito dalla paura: spesso la paura non è reale ed è quindi più opportuno utilizzare il termine fobia, possono cioè sussistere una o più fobie che bloccano il soggetto, indeboliscono la sua Volontà e non gli permettono di affrontare la situazione in maniera adeguata. Ovviamente esistono, in natura e nella società umana, situazioni pericolose verso le quali è salutare e perfino necessario provare timore: in questo caso il senso di paura sperimentato rappresenta una sana e utilissima funzione che provvede alla nostra sopravvivenza e dunque l’esercizio di un atto volitivo non deve servire a contrastare questa importante funzione preventiva, bensì a gestire l’emozione di paura qualora si manifesti come un impulso travolgente e distruttivo. E’ infatti possibile dominare la paura tramite l’esercizio della Forza di Volontà, iniziando dal graduale dominio di piccoli timori, dunque ponendosi di fronte a situazioni che normalmente incuterebbero paura, facendo attenzione all’atteggiamento che si mantiene nel farlo. Lo sporgersi da un precipizio o il guardare da una finestra collocata al ventesimo piano di un edificio, per esempio, rappresentano situazioni che naturalmente susciterebbero sensazioni di timore, di vertigine, di perdita di stabilità o di senso di sicurezza e la tecnica di esercizio della Volontà consisterebbe proprio nell’affrontare il pericolo non con un atteggiamento di sfida o di spavalderia, avvicinandosi al precipizio in maniera spericolata, né tanto meno con l’atteggiamento di chi lo rifugge perché succube del timore provato, ma avvicinandosi gradualmente, in maniera protetta, magari centimetro per centimetro; la gradualità nell’affrontare una situazione delicata offre la possibilità al soggetto che l’adotta, di familiarizzare con tale pericolo senza che ne sia passivamente travolto. L’atteggiamento e la tecnica appena illustrati sono applicabili ad un’innumerevole serie di differenti situazioni che il soggetto è più condizionato a temere: dunque guardare da una quota molto elevata in altezza o percorre a piedi di notte un tratto di strada non illuminata o camminare lungo un ponte molto stretto; in tutte queste circostanze è sì consigliabile affrontare il pericolo, ma in maniera graduale e soprattutto mantenendo un animo lieto, magari cantando. Così, anche nel caso in cui il vedere una ferita sanguinante provochi un senso di brivido repulsivo: se si vorrà superare tale avversione sarà necessario sforzarsi di guardarla senza auto-violentarsi, bensì gradualmente persuadendosi che stiamo assistendo a un fenomeno naturale. Allo stesso modo si dovrà agire per superare una delle maggiori paure che caratterizzano da sempre l’essere umano: la paura della morte. Per fare ciò si potrebbero visitare persone che stanno morendo, oppure osservare un cadavere con attenzione, ovviamente non con un morboso senso di curiosità, ma per il desiderio di rafforzare la Volontà di affrontare ciò che incute timore, considerando peraltro che la morte è un fenomeno inevitabile, ben inclusa la nostra. E’ probabile che le prime reazioni provate tendano ad allontanare l’individuo da tali scene, ma per garantire un percorso evolutivo, integrando perfettamente con sensibilità ed esperienza la personalità, è necessario superare queste paure affrontandole: non lanciandosi in maniera avventata contro il pericolo o l’obiettivo, ma esercitando la Forza di Volontà in maniera graduale, come se fosse un muscolo che debba costantemente allenarsi per adempiere correttamente alla sua funzione, in modo da potersi gradualmente e sempre più preparare a questi naturali imprevisti. Malattia, dolore, paura, invalidità e morte sono fenomeni della vita incarnata, in un certo senso naturali, ma richiedono un atteggiamento sobrio, maturo, per poter essere correttamente elaborati in quanto ci si potrebbe trovare a fronteggiarli in maniera imprevista e improvvisa, senza alcuna preparazione e allora si rischierebbe di incorrere in grande sofferenza e profondo abbattimento. Un’altra fobia molto diffusa è la paura della povertà, il timore di rimanere senza mezzi di sostentamento o, ancor più ansiogeno, è il senso di perdita dello status sociale; anche in questi casi la paura potrebbe essere affrontata e vinta esercitandosi ad evitare qualsiasi spreco, ad evitare l’acquisto di qualsivoglia oggetto superfluo, ricordandosi il più frequentemente possibile che la più grande ricchezza consiste nel possedere una forma umana e nell’essere dotati di una coscienza lucida, che deve pertanto essere grata, per tutto ciò che dalla vita ha già ricevuto e che, con la giusta attitudine, potrà ancora ricevere. Anche l’attitudine appena descritta è l’esito di uno sforzo graduale poiché l’esercizio della Volontà, così come qualsiasi altro esercizio volto allo sviluppo di una facoltà, richiede gradualità per risultare efficace. I primi passi verso il successo sono importanti come l’allenamento prima della prova finale; è possibile che nella vita non arrivi mai ‘la prova’: potrebbe non capitare mai che la casa vada in fiamme o che venga svaligiata dai ladri o che si perda la salute, però è bene educarsi ad affrontarla nell’eventualità che accada. Si dovrebbe dunque imparare a fare a meno delle cose che abbiamo e osservarle con distacco emotivo, prendendo atto della loro esistenza e presenza al momento, ma essendo pronti a una loro perdita conservando peraltro gioia e serenità. E’ necessario esercitarsi a vivere la vita con distacco emotivo, vedendo tutte le cose come preziosi elementi del Creato: la salute, la famiglia, la posizione sociale, la terra, il sole, la luna, le stelle, tenendo presente che la morte potrebbe improvvisamente separarci dalle persone care, così come per qualche giorni potrebbero essere oscurati il sole, la luna o le stelle, perché coperti da nubi. Ugualmente in alcuni momenti si potrebbe non provare gioia, né soddisfazione, seppure queste caratteristiche appartengano ontologicamente alla natura dell’uomo, fatto “ad immagine e somiglianza di Dio”: immortale, sapiente e beato. E’ proprio nel ‘qui e ora’ che devono essere sperimentare la gioia e la soddisfazione; non solo si deve imparare a ricercare in se stessi tutte queste ricchezze ma ci si dovrebbe anche abituare alla felicità e all’amore. Le Upanishad insegnano che in se stessi si trova non solo tutto ciò che si cerca nel mondo, ma anche ciò che nel mondo non c’è.

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