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Archive for the ‘ostacoli’ Category

In qualsiasi impresa la nostra predisposizione gioca un ruolo decisivo. Se non c’è una buona predisposizione non vi sarà successo, quello vero che è spirituale: tutto il resto non ha consistenza, non dura e non ha valore. I testi indovedici ci spiegano che la potenza, l’energia, la forza derivano dalla purezza. Se ne deduce che l’aspetto più importante nella preparazione all’agire è la purificazione, della mente e del cuore. Si potrebbero leggere e studiare molti libri, ma non è da ciò che si trarrà la forza per ben agire e la capacità di ispirare altri. La forza deriva dalla purezza e la purezza genera trasparenza. Come nell’acqua pulita si può vedere un oggetto che giace sul fondo, e non è possibile vederlo se l’acqua è torbida, così una mente velata, offuscata ed ottenebrata dai condizionamenti, non riesce a vedere né a discernere la verità: per farlo occorre produrre uno stato di trasparenza, di purezza interiore. Anche nella comunicazione, per avere successo, è più che mai indispensabile una buona attitudine, tanto in chi parla quanto in chi ascolta. Quando ad uno dei due interlocutori manca questa sensibilità e questo impegno, il dialogo non si svolge nel migliore dei modi e non porta i frutti sperati. Non è sufficiente il desiderio intenso di chi parla, occorre l’attenzione, altrettanto intensa e pulita, di chi ascolta. Coltivando la purezza possiamo ricostituire per intero la nostra riserva d’amore e investirla tutta nella relazione con Creatore, creato e creature. Quando ciò avviene si manifestano i segni visibili di pacificità, serenità e soddisfazione interiore. Chi è soddisfatto nell’anima non ha bisogno di oro, argento o brillanti, di riconoscimenti od onori, poiché già dentro di sé ha trovato quel che lo appaga in tutto. Come spiega Krishna nella Bhagavad-gita (XVIII.54): egli non ha rimpianti né brame; è profondamente umile avendo realizzato che la potenza illusoria dell’energia materiale è insuperabile e che solo abbandonandosi a Dio possiamo varcare i confini delle apparenze ed entrare nella realtà (cfr. Bhagavad-gita VII.14).
Nel suo più alto insegnamento lo Yoga è questa visione ritrovata, è la reintegrazione del sé nella realtà universale, la sua ricongiunzione in amore con Dio e con tutte le creature. La libertà interiore, patrimonio inalienabile di ciascun essere, va utilizzata tutta per volgersi alla purificazione e perseguire il supremo bene. Sebbene molte dinamiche possano sfuggire al nostro controllo, noi abbiamo sempre la possibilità di modulare e scegliere la nostra risposta agli eventi, la nostra attitudine interiore. Se ci sono pensieri disturbanti che impediscono un corretto agire, possiamo evocare esattamente il loro opposto, come Patanjali rishi insegna nel Sadhana Pada (II 33): vitarka badhane pratipaksha bhavanam. Ad esempio: pensare con orgoglio di essere al centro dell’attenzione ed aspirare unicamente al proprio tornaconto egoistico è esiziale, micidiale per la nostra coscienza; se insorge questo pensiero dobbiamo spostarci nel suo opposto: “Agisco non per me ma per il bene di tutti gli esseri. Offro ad uno scopo superiore, a Dio, le mie azioni con tutto il mio amore. Spero che il Signore possa gradire la sincerità della mia umile offerta, nonostante i miei limiti, e che nella Sua infinita misericordia le conferisca reale valore”. L’umiltà e la sincerità dei nostri sforzi, faranno sì che potremo essere recipienti di intelligenza e forza necessarie per agire in ogni circostanza in maniera costruttiva, per la nostra ed altrui evoluzione. Il segreto del successo è il puro spirito di offerta, il predisporsi con umiltà, tolleranza, fede e gioia, pronti a riconoscere il valore altrui e ad agire per il bene di tutti. Con questa attitudine possiamo affrontare positivamente qualsiasi impresa o evento, anche una malattia, una grave perdita o un tradimento. Di fronte agli ostacoli che incontriamo occorre far fronte; non abbattersi ma fronteggiarli con serenità e fiducia, come un atleta che con entusiasmo si accinge ad una corsa a ostacoli sapendo che sono proprio gli ostacoli a spronarlo al miglioramento delle prestazioni, a superare i propri limiti. Ogni evento va accolto come una possibilità di crescita e di formazione. Questo è ciò che offre la grande scuola della vita, per realizzare un’armonica integrazione tra corpo, psiche e anima, tra varna e ashram, tra individuo e società, tra immanenza e trascendenza. Mantenendo fissa la meta, dobbiamo imparare a nuotare nel grande mare dell’essere per trovare il nostro porto sicuro, la nostra centratura, il nostro equilibrio, utilizzando le sollecitazioni alle quali siamo continuamente esposti. In questa ardua ma affascinante impresa la predisposizione gioca un ruolo essenziale, e per questo deve essere almeno “buona”.
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TECNICHE PER IL SUPERAMENTO
DI OSTACOLI ALLA VOLONTA’ (PARTE PRIMA).
di Marco Ferrini.

IL COMPLESO D’INFERIORITA’.
Tra gli ostacoli allo sviluppo di una Volontà ferma ed efficace è possibile evidenziare il Complesso d’Inferiorità. Il Complesso d’Inferiorità induce chi ne è soggetto, a misurarsi costantemente con eccellenze altrui generando inevitabilmente spirito di competizione e spesso, conseguentemente, frustrazione. Tale atteggiamento mentale, producendo ansia e lotte per motivazioni e scopi sostanzialmente sbagliati, indebolisce la Volontà. Due infatti principalmente i rischi nell’assunzione acritica di modelli esterni a se stessi: il primo è di assumere modelli erronei, che apparentemente, a causa di una qualche forma di idealizzazione riteniamo utili e gradevoli, ma che ad un livello di analisi più approfondito nascondono problematiche o risultano distruttivi. Il secondo pericolo da evitare, seppur in presenza di un modello valido da seguire, è una pericolosa forma di competizione che potrebbe derivarne: ogni persona è depositaria di una o più abilità ed essendo le persone eterogenee, il fatto di misurarsi competitivamente in qualche singola attività appare alquanto privo di significato, perché il possedere una specifica dote non conferisce maggior valore ad una certa persona rispetto ad un’altra dotata di altri, diversi, talenti. Inoltre, chi è succube del Complesso d’Inferiorità, a causa del bisogno di compensazione, s’imposta a livello inconscio come fosse dotato di una inconfutabile superiorità rispetto a tutto ciò che lo circonda, tendendo così a presentarsi in maniera autoritaria, pensando, esprimendosi e agendo in termini perentori. E’ infatti proprio questa affermazione di indiscutibile superiorità a costituire la trappola per tale categoria di individui. Per poter sviluppare una sana Volontà, sobria e forte, la ricetta è semplice: essere se stessi! Né inferiori, tanto meno superiori a qualcosa o qualcuno, ma soltanto se stessi. Se si raggiunge tale scopo sarà possibile non solo superare il Complesso d’Inferiorità, ma anche testimoniare con gioia l’incremento di una Volontà sana, gioiosa e lungimirante. Essere se stessi significa conoscersi realmente, nella dimensione più intima, profonda, spirituale. La mancanza di conoscenza di sé stessi genera notevoli scompensi psicologici, tra cui, il più frequente: lo smarrimento d’identità, con il conseguente impellente bisogno di una ennesima falsa identificazione: un’altra maschera. Questo meccanismo può protrarsi all’infinito e rappresenta pertanto una potente quanto inesauribile fonte di condizionamento. La persona deve imparare a liberarsi da qualsiasi maschera e riconoscere il proprio volto, la propria identità spirituale (nitya-svarupa): tale identità costituisce la propria individualità, peculiarità, irripetibilità. Cosciente di ciò riuscirà rapidamente a valorizzare la propria singolarità, scoprendo il proprio valore nella specificità che la caratterizza. Queste scoperte conferiscono enorme e sana fiducia in sé stessi e consentono lo sviluppo della personalità e della Volontà: una Volontà forte, ma compassionevole, lungimirante; una Volontà che si avvale della lungimiranza e della sicurezza derivante da un’oggettiva stima delle proprie intrinseche qualità, non più su mutevoli modelli di riferimento altrui, ma sulla consapevolezza della inesauribile disponibilità della propria natura spirituale. Dunque, l’obiettivo cui si deve tendere è, non imitare o emulare artificialmente ‘altro’ da sé, bensì, in virtù di un autentico modello superiore, sviluppare, elaborare la migliore versione di se stessi. Per contro, si deve anche comprendere che non è una reale consapevolezza, una certezza verificata oggettivamente il non essere dotati di qualità o il non possedere Volontà, ma è la sensazione soggettiva stessa del sentirsi senza Volontà a costituire il problema: il Complesso dell’Assenza di Volontà. Il sentirsi svogliati, privi di Volontà, sono semplicemente sensazioni nate da una falsa interpretazione dei fatti che il soggetto non ha verificato e a cui non ha risposto in maniera psicologicamente adeguata e pertanto si trova a subire nella forma di Complesso. Questa percezione errata di sé produce malessere, risentimento; talvolta persistono vecchi rancori che, come a serpenti addormentati nell’inconscio, il soggetto fornisce nutrimento nella forma di risposte automatiche agli eventi, peggiorando nel tono e nei contenuti tutte quelle situazioni che in qualche modo gli rievocano le cause originarie che costituirono il Complesso in oggetto.

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In tempi antichi, un re fece collocare un’enorme pietra in mezzo ad una strada. Poi, nascosto, rimase ad osservare per vedere se qualcuno si sarebbe preso la briga di sgombrarla da quell’ostacolo che ne impediva il corretto uso. Mercanti ed altri ricchi sudditi passarono da là, tutti si limitarono ad aggirare il masso. Alcuni persino protestarono contro il re dicendo che non manteneva le strade pulite, ma nessuno di loro provò a spostare la pietra da lì. Ad un certo punto passò un contadino con un grande fascio d’erba sulle spalle; avvicinandosi al pietrone poggiò il carico al lato della strada e tentò di spostare la roccia. Dopo molta fatica e sudore, aiutandosi con il bastone con cui aveva trasportato il fascio d’erba, riuscì finalmente a smuovere la pietra spostandola oltre il bordo della strada. Tornò indietro a prendere il suo carico e, quando stava per mettersi in cammino, notò che nel luogo in cui prima stava la pietra c’era una piccola borsa. La borsa conteneva molte monete d’oro e una pergamena scritta dal re che diceva che quell’oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla strada. Il contadino imparò quello che molti di noi neanche comprendono:
Tutti gli ostacoli sono un’opportunità per migliorare la nostra condizione, in verità servono a darci un’opportunità per superare i nostri limiti.

Ignis aurum probat, miseria fortes viros.
Il fuoco testa l’oro, gli ostacoli testano la forza morale degli uomini.
(Seneca)

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