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Archive for the ‘maschera’ Category

LA MASCHERA TRASFORMA.
Antica Narrazione Cinese.


In un favoloso impero, viveva una principessa molto bella, unica figlia dell’imperatore. Venne per lei il tempo di sposarsi, e decise con suo padre, di non limitare le ricerche del suo futuro sposo alle sole persone di corte, ma di estenderle in tutto il regno. Così l’imperatore mandò i suoi messaggeri per cercare l’uomo più bello perché sapeva che l’interiorità di un uomo si manifesta nei tratti del suo volto. Un ladro ed assassino che viveva in una lontana provincia saputo del bando, si fece costruire dal miglior artigiano una maschera, perché la durezza del suo volto rivelava la sua crudeltà. Quando la indossò, vide davanti a sé un uomo gentile e fine, un uomo che aveva qualità di dignità, di forza e onestà, di gentilezza e amore. Fu prescelto senza esitazioni per diventare il futuro sposo della regina. Al ladro si presentò subito una terribile alternativa: sia accettando, che rifiutando il suo segreto sarebbe durato poco, con conseguenze facilmente prevedibili. Trovò un espediente, chiese alla principessa per ponderare la questione, la principessa fu molto comprensiva, l’idea le sembrò saggia ed accettò. Il ladro era considerato l’uomo più bello e più nobile del regno e, per non tradirsi doveva agire conformemente al suo aspetto, a come appariva. Per un anno intero, aveva sofferto e combattuto per vivere secondo i sentimenti che la maschera mostrava. Quando arrivò il giorno dell’incontro con la principessa, decise di dire la verità. Al che la principessa disse: “Sono stata ingannata, sarai libero solo se ti toglierai la maschera per farmi vedere qual è il tuo vero volto.” Il ladro si tolse la maschera con mani tremolanti, allora adirata la principessa disse ancora: “Ora mi stai ingannando, la tua maschera è perfettamente uguale al tuo volto.” Noi diventiamo l’immagine di ciò che il nostro cuore desidera.

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TECNICHE PER IL SUPERAMENTO
DI OSTACOLI ALLA VOLONTA’ (PARTE PRIMA).
di Marco Ferrini.

IL COMPLESO D’INFERIORITA’.
Tra gli ostacoli allo sviluppo di una Volontà ferma ed efficace è possibile evidenziare il Complesso d’Inferiorità. Il Complesso d’Inferiorità induce chi ne è soggetto, a misurarsi costantemente con eccellenze altrui generando inevitabilmente spirito di competizione e spesso, conseguentemente, frustrazione. Tale atteggiamento mentale, producendo ansia e lotte per motivazioni e scopi sostanzialmente sbagliati, indebolisce la Volontà. Due infatti principalmente i rischi nell’assunzione acritica di modelli esterni a se stessi: il primo è di assumere modelli erronei, che apparentemente, a causa di una qualche forma di idealizzazione riteniamo utili e gradevoli, ma che ad un livello di analisi più approfondito nascondono problematiche o risultano distruttivi. Il secondo pericolo da evitare, seppur in presenza di un modello valido da seguire, è una pericolosa forma di competizione che potrebbe derivarne: ogni persona è depositaria di una o più abilità ed essendo le persone eterogenee, il fatto di misurarsi competitivamente in qualche singola attività appare alquanto privo di significato, perché il possedere una specifica dote non conferisce maggior valore ad una certa persona rispetto ad un’altra dotata di altri, diversi, talenti. Inoltre, chi è succube del Complesso d’Inferiorità, a causa del bisogno di compensazione, s’imposta a livello inconscio come fosse dotato di una inconfutabile superiorità rispetto a tutto ciò che lo circonda, tendendo così a presentarsi in maniera autoritaria, pensando, esprimendosi e agendo in termini perentori. E’ infatti proprio questa affermazione di indiscutibile superiorità a costituire la trappola per tale categoria di individui. Per poter sviluppare una sana Volontà, sobria e forte, la ricetta è semplice: essere se stessi! Né inferiori, tanto meno superiori a qualcosa o qualcuno, ma soltanto se stessi. Se si raggiunge tale scopo sarà possibile non solo superare il Complesso d’Inferiorità, ma anche testimoniare con gioia l’incremento di una Volontà sana, gioiosa e lungimirante. Essere se stessi significa conoscersi realmente, nella dimensione più intima, profonda, spirituale. La mancanza di conoscenza di sé stessi genera notevoli scompensi psicologici, tra cui, il più frequente: lo smarrimento d’identità, con il conseguente impellente bisogno di una ennesima falsa identificazione: un’altra maschera. Questo meccanismo può protrarsi all’infinito e rappresenta pertanto una potente quanto inesauribile fonte di condizionamento. La persona deve imparare a liberarsi da qualsiasi maschera e riconoscere il proprio volto, la propria identità spirituale (nitya-svarupa): tale identità costituisce la propria individualità, peculiarità, irripetibilità. Cosciente di ciò riuscirà rapidamente a valorizzare la propria singolarità, scoprendo il proprio valore nella specificità che la caratterizza. Queste scoperte conferiscono enorme e sana fiducia in sé stessi e consentono lo sviluppo della personalità e della Volontà: una Volontà forte, ma compassionevole, lungimirante; una Volontà che si avvale della lungimiranza e della sicurezza derivante da un’oggettiva stima delle proprie intrinseche qualità, non più su mutevoli modelli di riferimento altrui, ma sulla consapevolezza della inesauribile disponibilità della propria natura spirituale. Dunque, l’obiettivo cui si deve tendere è, non imitare o emulare artificialmente ‘altro’ da sé, bensì, in virtù di un autentico modello superiore, sviluppare, elaborare la migliore versione di se stessi. Per contro, si deve anche comprendere che non è una reale consapevolezza, una certezza verificata oggettivamente il non essere dotati di qualità o il non possedere Volontà, ma è la sensazione soggettiva stessa del sentirsi senza Volontà a costituire il problema: il Complesso dell’Assenza di Volontà. Il sentirsi svogliati, privi di Volontà, sono semplicemente sensazioni nate da una falsa interpretazione dei fatti che il soggetto non ha verificato e a cui non ha risposto in maniera psicologicamente adeguata e pertanto si trova a subire nella forma di Complesso. Questa percezione errata di sé produce malessere, risentimento; talvolta persistono vecchi rancori che, come a serpenti addormentati nell’inconscio, il soggetto fornisce nutrimento nella forma di risposte automatiche agli eventi, peggiorando nel tono e nei contenuti tutte quelle situazioni che in qualche modo gli rievocano le cause originarie che costituirono il Complesso in oggetto.

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