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Archive for the ‘figli’ Category

Per capire se si veramente adatti l’uno per l’altra occorrono una verifica ed una valutazione di anni, ovviamente non da sposati ma nell’ambito di un necessario periodo di osservazione e prova. E’ fondamentale realizzare la differenza sostanziale tra complementarietà e affinità elettiva. Il coniuge non è soltanto una spalla o un rimedio alla solitudine e ovviamente non è una delle tante amicizie. E’ una persona con la quale dovremmo intessere una vita di comunione, fondata sulla condivisione seria e profonda di valori ideali. Oggi la società premia un modo irresponsabile di costituire coppie e famiglie, ma quale società troveranno i nostri figli? Quale mondo stiamo costruendo? Viene esaltato il principio edonistico della mera gratificazione egoistica e di pari passo vengono penalizzati quello della giustizia e della vera libertà. Vengono così legalizzati abusi e oltraggi, ma quel che è legale non sempre è anche giusto. Se pensate ad una persona ritenendo che potrebbe essere il vostro coniuge, studiatela e osservatela attentamente, e soprattutto provate a vederla come il padre o la madre dei vostri figli. La vedete attiva, proattiva, responsabile, capace di impartire educazione con buoni insegnamenti e soprattutto con un buon esempio? Ritenete che con l’aiuto di questa persona possiate risolvere le crisi della vita come ad esempio difficoltà economiche o problemi di salute, o invece la considerate poco adatta, poco consapevole, tendente a sfuggire alle responsabilità piuttosto che ad affrontarle con coraggio e maturità? Siate ben consapevoli delle difficoltà che provengono da un coniuge autoritario, da un padre padrone, o da un marito o da una moglie morbosamente gelosi che vedono rivali e pericoli ovunque. È pur vero che pericoli ci sono per uno sposo o una sposa giovani, ma occorre sviluppare un certo livello di maturità che ci permetta di evitare i pericoli senza diventare paranoici. Donne e uomini che hanno vissuto con modalità etiche dubbie o con uno scarso livello di responsabilità debbono modificare tali attitudini e aspetti del carattere migliorandosi con un congruo anticipo, non certo quando la decisione del matrimonio è già stata presa. L’educazione alla formazione di una famiglia deve necessariamente includere considerazioni di questa natura, e molte altre che potremmo fare in un’analisi più accurata. La famiglia può essere un ottimo strumento per la nostra evoluzione, ma dev’essere una famiglia fondata su princìpi sani, che tengano di conto delle istanze più profonde e spirituali dell’essere e dello scopo della vita umana oltre i bisogni di ordine mondano. Se poi una persona non si pone un fine evolutivo, trascendente, allora in privato può fare quello che vuole, può anche cambiare partners ogni sei mesi se tutto quello che desidera ottenere dalla vita è una soddisfazione egoica temporanea, ma ricordate che il numero dei suicidi sta aumentando a dismisura in chi coltiva questo tipo di mentalità. Sono le battaglie che abbiamo vinto per il vero bene nostro e altrui che ci danno forza, fiducia in noi stessi, profonda e duratura soddisfazione, non quelle a cui abbiamo rinunciato per egoismo o avidità. Dobbiamo tener fede a valori elevati e con tenacia e lungimiranza superare ogni difficoltà. Se invece uno cede alle debolezze proprie e altrui rinforza la malsana opinione: “non ce la posso fare… lo sapevo di non valere niente” e così – dopo essere stato un pessimo profeta – quel soggetto avvera la sua profezia disastrosa. La famiglia non è un obbligo, l’essere padri o madri non è indispensabile per evolvere; può essere infatti che una persona abbia già fatto questa esperienza nelle vite precedenti e sia giunta ad una consapevolezza che le permetta di impostare la sua vita e di crescere senza l’obbligo di assolvere a questo dovere sociale. Ma chi invece decide di farsi una famiglia dovrebbe prendersi questa responsabilità avendo bene in mente lo scopo per cui la famiglia esiste, che a dire il vero consiste proprio nell’esaurire il bisogno di famiglia. Lo scopo è infatti quello di liberarci progressivamente da dipendenze e bisogni esteriori, per sviluppare autonomia affettiva e spirituale, e perciò marito e moglie dovrebbero aiutarsi vicendevolmente affinché il loro legame si fondi sempre di più sulla gratitudine e stima reciproca, piuttosto che sulla dipendenza emotiva e psicologica. Questo non per reprimere l’amore, ma per far evolvere la nostra capacità di amare ed essere amati, estendendola progressivamente e rendendola sempre più universale. In effetti il bisogno di scambiare affetto e sentimenti appaganti non è garantito automaticamente sposando, ma sarà in proporzione a quanto saremo stati in grado di trasporlo e viverlo su di un piano sempre più consapevole ed evoluto. Una famiglia va consumata, e lo dico non in modo irrispettoso o svalutante per l’istituzione familiare in sé, ma intendendo con ciò che la sua funzione è di condurre a tappe ulteriori di maturità e realizzazione, come se fosse un vero e proprio sacrificio che porti crescenti saggezza, benessere e giovamento a tutti i membri del nucleo familiare. Pensate invece ai danni del tradimento e dell’infedeltà che riaccendono il fuoco della passione torbida e alimentano la dipendenza da nuovi partners e da fantasie che bloccano la propria ascesa etica e spirituale, e purtroppo anche quella dei propri figli. L’aspirazione a formarsi una famiglia – se si hanno le giuste motivazioni – è un desiderio nobile ed è una scelta che comporta responsabilità, così come del resto quella di percorrere una via di rinuncia: anche in questo caso occorre infatti assumersi responsabilità di coerenza, impegnandosi a maturare la capacità di dare e ricevere affettività e amore. La via della rinuncia non implica infatti una rinuncia ad amare, anzi: è una scelta che richiede imparare ad amare tutti nella consapevolezza della comune radice spirituale di ogni essere. Per concludere, gettiamo uno sguardo alla storia: prima delle ultime due o tre generazioni non c’era mai stato un momento in cui l’umanità non avesse modelli di valore cui riferirsi: l’eroe, il mistico, il gentiluomo, ecc. Adesso invece si opera per cancellare ogni riferimento eticamente nobile: impera il self-made man, l’uomo che si è fatto da solo e che poi si ritrova drogato, depresso, agitato da disistima, conflitti e insoddisfazioni e che a volte purtroppo finisce anche suicida. Chi è l’eroe della televisione? Il calciatore, la velina, il cantante che ha avuto successo, lo stilista imbottito di denaro, che ormai non può più sopravvivere senza alcool o perversioni sessuali. I giovani purtroppo vengono irretiti da questi falsi modelli, la cui vita sembra facile, ma quanta sofferenza, autocommiserazione e disperazione si nascondono dietro queste vite! L’apparenza inganna. Il vero successo è fatto di sforzi continui e seri tesi al raggiungimento di obiettivi costruttivi ed evolutivi. Chi vive con questa consapevolezza rimane attivo, produttivo e geniale anche con l’avanzare degli anni. Nella storia abbiamo casi emblematici, come quello di Goethe che scrisse o il Faust ad oltre ottant’anni o Jung che in tarda età compose la sua autobiografia “Ricordi, Sogni e Riflessioni”, o anche saggi e maestri come Bhaktivedanta Svami Prabhupada che negli ultimi anni della loro vita hanno compiuto imprese meravigliose per il bene dell’umanità. Essere giovani o vecchi non dipende dalla nostra data di nascita: dipende dall’impostazione che diamo alla nostra vita, dalle priorità che scegliamo, dalla qualità delle nostre motivazioni e dalla dedizione con cui portiamo avanti gli obiettivi che ci siamo prefissi. Se si vive per sviluppare Saggezza e Amore, più passa il tempo più si ringiovanisce. Che ciascuno rifletta bene sulla natura e scopo del matrimonio e sulla scelta personale di sposarsi o meno, valutando le proprie attitudini e tendenze, perché quello che è bene per uno potrebbe essere per un altro un male o una complicazione dannosa. Entrambe le scelte, sia quella di sposarsi, sia quella di non sposarsi, sono in sé valide; sta a noi comprendere quale dovrebbe essere il nostro percorso e viverlo con coerenza.

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Chi vive in modo frivolo le relazioni affettive e sentimentali danneggia prima di tutto se stesso e di conseguenza anche gli altri, poiché rovina ai suoi occhi e a quelli altrui i concetti di fedeltà, di lealtà e amore. Quando da tali relazioni nascono figli, si riversano su di loro confusione, instabilità emotiva ed incapacità di amare e così il danno si estende e si moltiplica. Una famiglia dovrebbe formarsi non in maniera casuale, magari per rimediare al guaio di una gravidanza inaspettata o soltanto perché si ha paura di rimanere soli. La famiglia dovrebbe essere una Missione che – se si sceglie di compierla – necessita di tutte le nostre migliori energie e di dedicarvi una parte consistente della nostra vita, considerando il matrimonio come strumento per migliorarsi, maturare ed evolvere affettivamente, psicologicamente e spiritualmente. Naturalmente non tutti hanno bisogno di vivere l’esperienza della famiglia per giungere alla realizzazione di se stessi: sposarsi non è un obbligo, bensì una scelta che va ben ponderata in base alle proprie esigenze interiori e caratteristiche caratteriali. Ripercorrendo la storia incontriamo vite luminose di spiritualisti che – avendo già maturato determinate comprensioni ed esperienze – hanno potuto percorrere con soddisfazione la via della rinuncia e che in quella via si sono realizzati. Viviamo in un mondo dove prevalgono comportamenti altamente scorretti, disecologici e patologici, dove si compiono oltraggi e nefandezze che purtroppo sono considerati legali, ma scuole e tradizioni nel corso della storia – che rappresentano vette di saggezza del pensiero e dell’animo umano – ci indicano orientamenti nobili da seguire per trasformare il nostro percorso nel mondo in un viaggio evolutivo verso la liberazione dai condizionamenti e lo sviluppo di Conoscenza autentica e autentico Amore. Gli insegnamenti psicologici e spirituali dei Maestri della tradizione Indovedica veicolano non soltanto concetti e modelli di pensiero sani, ma anche e soprattutto esempi concreti di comportamenti evolutivi, che sono come fari in grado di illuminare l’agire dell’uomo nel mondo, nella vita affettivo-sentimentale, in quella professionale e in ogni altra sfera dell’esistenza. Come purtroppo confermano innumerevoli esperienze cliniche, ci sono famiglie patologiche, psicotiche, distruttrici di ideali e valori. Un padre padrone, ad esempio, può bloccare con la sua violenza l’evoluzione di un figlio per decenni, così come un genitore perditempo, irresponsabile e neghittoso può ingenerare questa stessa mentalità negativa nella prole, producendo effetti rovinosi che potranno essere smaltiti a costo di tanti sforzi, tempo e sofferenze. Dunque è indispensabile un’accurata educazione prima di lanciarsi in un’impresa familiare. Oggi sposarsi e divorziare è diventato assai frequente, ma non per questo dovete sottovalutarne la pericolosità. In realtà ciò è il segno di una società votata al degrado. Della società moderna possiamo certamente apprezzare alcuni aspetti, ma è altresì indispensabile rilevarne le macchie, le incongruenze, i paradossi, gli abusi, come quello di considerare l’aborto un diritto civile quando assolutamente non lo è, soprattutto per il bambino che viene privato del diritto di vivere. Occorre un’educazione per potersi sposare e vivere una vita matrimoniale, e soprattutto per poterlo fare con successo, quello vero, duraturo e propedeutico all’armonizzazione e allo sviluppo della personalità, propria e altrui. Una donna dovrebbe essere accuratamente educata per diventare sposa e madre e così un uomo per diventare un marito, responsabile e capace di espletare bene il suo ruolo nel dare sostegno e guida alla moglie e ai figli. Oggi non ci sono o sono alquanto rare le scuole che insegnano a far ciò. Non c’è sufficiente cultura su questo tema e soprattutto non ci sono modelli o esempi viventi che sappiano ispirare ad un corretto modo di pensare e agire nella scelta e nella cura delle relazioni affettive, o perlomeno questi modelli sono purtroppo tremendamente rari. Come si è detto in precedenza, il matrimonio non è semplicemente la scelta di un compagno o di una compagna; è la scelta di uno sposo e di una sposa per la formazione di un nucleo familiare. Matrimonio implica procreare e procreare implica educare nella consapevolezza delle leggi psico-spirituali che permeano l’universo e la vita di ogni essere. Educare significa amare continuamente, affinché i figli possano conseguire nella loro esistenza risultati costruttivi ed evolutivi, contribuendo a loro volta nella società alla diffusione di un messaggio di Luce e di Amore. Mai nessun gesto dei genitori dovrebbe essere avulso dall’amore, dal desiderio di correggere e attrarre verso la perfezione. Il ceffone dato in stato di collera è fortemente diseducativo, tanto che chi subisce tali modalità viene danneggiato a sua volta nella capacità di essere un futuro buon educatore. I figli sono parte integrante del matrimonio; sposarsi con l’intenzione di non averne non è assolutamente consigliabile. Canakya Pandita spiegava che un matrimonio senza figli è un deserto. I figli infatti sono essenziali per rafforzare l’unione della coppia attorno ad un fine nobile che è appunto quello di dare educazione e valori alla prole, e ciò permette di portare il bisogno di amare ed essere amati su di un piano più elevato rispetto a quello dell’attrazione meramente sensuale o passionale che, se non superata e sublimata per accedere ad un sentimento più profondo, diventa causa di ansietà, contrasti e instabilità nella relazione. Una madre con un figlio stretto al petto soddisfa quasi completamente la sua affettività, in modo assai costruttivo ed evolutivo, e lo stesso vale per un padre che si prende cura dei figli, cercando di assicurare protezione, rifugio e affetto a tutta la famiglia. L’educazione da provvedere ai figli dovrebbe essere per aiutarli a difendersi nella vita dalle trappole dei tanti ingannatori e soprattutto per favorire la loro evoluzione etica e spirituale. In ogni caso la più grande educazione è quella che si dà non a parole ma con l’esempio personale. Non è necessario che i figli sappiamo teoricamente che i genitori hanno studiato insegnamenti di valore, ma li devono vedere applicati nelle loro vite. Un vero genitore non deve essere soltanto un generatore del corpo del figlio ma anche un generatore della sua coscienza: dovrebbe ispirare, educare, proteggere. Come spiega Rishabhadeva ai suoi figli: che non si diventi padre, madre o maestro spirituale se non si è in grado di liberare dalla sofferenza dell’esistenza condizionata le persone cui si deve provvedere. Non si può imporre la nostra volontà sugli altri, ma si può e si deve offrire un modello di cui essere fieri. Naturalmente la famiglia richiede anche la capacità di fare un progetto economico che sia valido e capace di assolvere a tutti i bisogni di ordine materiale, che non sono gli unici né i più importanti ma che altresì non possono essere disattesi. Se uno vive da solo, quando ha provveduto a se stesso non ha nessun obbligo nei confronti della società, ma quando una persona ha famiglia e procrea non può operare con la stessa logica, ed è importante tenere in considerazione che chi ha vissuto per tanti anni in quel modo non così facilmente è in grado di accedere ad un altro tipo di mentalità.

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IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA (PARTE PRIMA).
Da una lezione di Marco Ferrini del 13 Maggio 2008.

Famiglia, matrimonio, figli rappresentano un’unica realtà, costituita da elementi da considerarsi nel loro complesso come inscindibili, se non a costo di gravi errori e conseguenti significativi disagi e sofferenze. Intendiamo spiegare questa complessa realtà secondo gli Shastra o testi del pensiero psicologico e filosofico indovedico e secondo gli insegnamenti e le realizzazioni di vita dei Maestri di tale Tradizione, tenendo di conto che viviamo in un’epoca purtroppo molto inquinata da condizionamenti culturali, sociologici e psicologici. Non è facile sottrarsi alla pressione che essi esercitano, permeando ogni sfera del nostro vivere quotidiano e rafforzando a volte nostre tendenze antiche e malsane abitudini contratte a seguito di errori e di cattive impostazioni nel rapportarci a noi stessi e agli altri. Intendendo valutare alcune caratteristiche determinanti che si consiglia di ben valutare per chi desidera intraprendere la vita matrimoniale, il primo elemento fondamentale da prendere in considerazione è il grado di responsabilità della persona che si pensa come futuro coniuge; una responsabilità ovviamente da misurarsi non soltanto a parole ma soprattutto nella realtà dei fatti e nella storia della vita personale del soggetto. Il livello e la qualità della responsabilità che si è in grado di assumere e mantenere nel tempo sono essenziali per ritenersi idonei al matrimonio. Matrimonio significa prole e prole implica educazione, dunque un intenso, complesso e lungo impegno, che nella società di oggi dura come minimo 30 anni di cure assidue dedicate ai figli. Prendere decisioni impulsive, sulla spinta di passioni non sufficientemente elaborate, e indulgere nella cattiva abitudine di accettare e rifiutare – senza opportuna previa valutazione – la persona del coniuge, non è certa una mentalità che si confà a chi desidera vivere nel benessere, il che implica necessariamente “essere – bene”. Il matrimonio richiede fedeltà, che non è una qualità secondaria ma fondamentale, sia nell’uomo che nella donna. La scelta dello sposo o della sposa dovrebbe essere per la vita. Certo si deve prevedere anche il caso di una donna o di un uomo che si separino dal proprio coniuge e si risposino con un’altra persona, ma ciò non dovrebbe essere un fenomeno diffuso – come invece purtroppo avviene oggi – quanto piuttosto un episodio raro, un’eccezione sulla base di motivazioni veramente serie, non certo per superficialità, instabilità di carattere, vulnerabilità o fragilità affettiva, o per una colpevole negligenza nella fase di valutazione e scelta del coniuge. Fintanto infatti che la mente non viene educata ad un’approfondita analisi e continua ad essere trasportata dagli impulsi che s’impongono alla coscienza, non farà altro che perpetrare l’errore muovendosi acriticamente da un oggetto del desiderio ad un altro e ad un altro ancora. Coloro che hanno tali tendenze e conformazioni caratteriali certo non hanno la maturità sufficiente per intraprendere una vita matrimoniale. La castità è un valore essenziale per il matrimonio, ed è un dovere sia per la moglie che per il marito, ma la castità viene ridicolizzata da coloro che credono che questa dimensione sensibile sia l’unica esistente. Tanti oggi pensano che chi crede ancora nella castità sia vittima di inibizioni o che abbia subito un lavaggio del cervello. Ma chi davvero avrà subito questo lavaggio del cervello? Chi pensa che la vita sia limitata ai bisogni del corpo e che difende il motto: “chi può se la goda”, oppure chi crede in una vita dedicata allo sviluppo della persona nel suo complesso, sul piano fisico, psichico e spirituale? Chi sceglie quest’ultima via s’impegna in una disciplina che non è repressiva, che non nega la soddisfazione dei desideri primari assurgendo a castigo paranoico, ma li trasforma e li sublima fino a renderli propedeutici a tappe evolutive ulteriori. Il bisogno di affetto deve essere assolutamente soddisfatto, così come il bisogno di amare ed essere amati, ma per soddisfarli veramente occorre capire qual è la modalità migliore, più idonea e benefica. Se uno mi parlasse di una disciplina di vita che include la rinuncia all’amare e all’amore, definirei quella cosiddetta disciplina una sorta di attacco terroristico, poiché uccide l’essenza stessa della persona; essa sarebbe di fatto insostenibile, come se ci obbligassero ad una dieta che prevede la completa astensione dal cibo. Scambiare affetto è essenziale sul piano psicologico, così come amare è prerogativa irrinunciabile sul piano spirituale. Ma per riuscire davvero ad amare occorre scoprire l’autentico significato di Amore, che non può essere disgiunto dalla consapevolezza dell’esistenza di un Ordine cosmo-etico che regola la vita di tutte le creature, e per il quale vige la legge psicologica della reciprocità, per cui ogni azione che compiamo influenza la nostra coscienza e quel che facciamo agli altri ritorna inesorabilmente su di noi, nel bene e nel male, poiché l’inconscio – come un grande ed infallibile orecchio interno – registra ogni nostro movimento, fisico e mentale. Per questo le Upanishad affermano che comportandosi male si diventa male e si diventa bene se si agisce nel bene.

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IL CAMPO PSICHICO KARMICO FAMILIARE COLLETTIVO.
Intervento tratto dal settimo seminario del Corso di Counseling per l’Armonizzazione e lo Sviluppo della Personalità, tenutosi in data 18 e 19 Aprile 2009 da Marco Ferrini.

Le affinità karmiche risultano essere alla base delle relazioni familiari, ma producono anche altri tipi di rapporti: amicali, professionali e simili. Ciò che andremo ad esporre ha comunque valenza universale ed è alla base di tutte le nostre relazioni con qualsiasi persona ed anche con gli animali, poiché anche alla base dei rapporti con esseri di altre specie ci sono sempre i legami karmici. La tesi che voglio esporre, sulla base delle conoscenze antropologiche, umanistiche, filosofiche, psicologiche e scientifiche della tradizione indovedica, è la seguente: i membri familiari sono tutti in rete in quello che ho definito “campo psichico karmico familiare collettivo” (denominato CPKFC). Per membri familiari intendo sia i membri della famiglia di origine, sia i membri della famiglia attuale, quindi dai parenti più stretti, a quelli più lontani. Questa rete familiare si sviluppa da una comune tipologia di samskara o registrazioni psichiche inconsce, nella fattispecie i samskara degli antenati fino a quelli dei propri genitori. Tale rete karmica si espande sulla spinta della forte interazione emotiva ed affettiva che si sviluppa tra i membri della famiglia. Per estensione chiunque venga in contatto per ereditarietà, parentela, solidarietà o frequentazione con uno qualsiasi di questi membri familiari, entra nella stessa rete e la estende, poiché comincia ad interagire con i samskara attivati da quegli individui e da quel gruppo nel suo complesso. L’effetto è l’irretimento. In tal modo, attraverso l’interazione dei samskara, i quali tendono ad aggregarsi secondo contenuti inconsci emotivi e psichici analoghi, della stessa categoria, si estende sempre più un determinato tessuto di affinità karmiche, come quando un diapason suonando ne mette in risonanza altri. Sempre sulla base di tali interazioni karmiche, nell’atto della procreazione i genitori tendono ad attrarre esseri che hanno samskara affini ai propri. Entrando in una determinata matrice o yoni e poi in un determinato nucleo familiare, l’essere che è stato richiamato da samskara affini ai propri viene ulteriormente influenzato dai samskara dei genitori e dell’ambiente in cui essi vivono, cosicché si crea una sempre più forte interazione affettiva ed emotiva che stringe ulteriormente i legami tra i membri della famiglia. Il legame potente che si sviluppa tra genitori e figli si spiega dunque con il fatto che essi hanno e sviluppano sempre più samskara in comune; per questa ragione i figli sono inconsciamente portati a vedere nei genitori parti di se stessi, o comunque persone a loro molto simili e vicine, anche quando il comportamento dei genitori è riprovevole e riconosciuto come tale dalle componenti più razionali della psiche. Poiché nel nucleo familiare la madre e il padre trasmettono con il proprio comportamento e con l’ambiente che essi creano determinati samskara ai propri figli, con i quali già condividono una consistente affinità karmica, si sviluppa tra di essi un attaccamento inconscio quasi viscerale, che soprattutto si costituisce durante l’infanzia del bambino quando la facoltà del discernimento e la capacità di autonomia affettiva non sono ancora sufficientemente sviluppate. Simili esempi eclatanti si trovano nella storia della letteratura occidentale ed orientale di tutti i tempi, basti pensare a Dostoevskij e alla sua celebre opera “I Fratelli Karamàzov” o all’epica mahabharatiana in cui Dhrtarastra, pur riconoscendo l’egoismo, la natura perfida, violenta, malvagia e invidiosa del figlio, lo asseconda nel suo delirio di potere che porta alla rovina milioni di persone oltre a loro stessi. Si possono individuare samskara di due principali categorie: quelli personali e quelli collettivi. I samskara personali sono registrati nell’inconscio personale che, a livello ancora più profondo, comunica con l’inconscio collettivo dell’estesa rete dei samskara parentali e quest’ultimo, ad un livello ancora più profondo, con l’inconscio collettivo universale. Dunque se uno riuscisse a percepirsi e a sondarsi in profondità, individuando i propri samskara personali e collettivi, scoprirebbe di trovarsi in rete con chiunque: con Napoleone, Gengis Khan, Nerone, Platone, Pitagora, Lao Tze e tutti gli esseri che sono esistiti e di cui permangono le tracce psichiche inconsce registrate e depositate nello spazio-tempo. Gli stessi atomi, aggregandosi in forme diverse, costituiscono i corpi di tutti gli esseri, ed ognuno dei jiva o esseri presenti in questi corpi opera sulla base di registrazioni psichiche accumulate nel corso di svariati migliaia di anni. Dunque sia nel tempo che nello spazio, sia nel micro che nel macro, siamo tutti indissolubilmente collegati dai samskara che abbiamo attivato. Realizzare i nostri collegamenti sottili a livello universale richiede una capacità di visione e di consapevolezza molto sviluppate, mentre è piuttosto facile intuire quanto siamo fortemente connessi e interdipendenti a livello affettivo e familiare, quasi come se fossimo legati da invisibili catene, per i più indissolubili.

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GENITORI E FIGLI.
di Marco Ferrini.

Nei periodi di sconvolgimento sociale come quello che stiamo vivendo è doveroso chiedersi se e come possano sopravvivere rapporti familiari delicati ed essenziali come quelli tra genitori e figli, senza che si smarriscano il senso e lo scopo ultimo di questa relazione basilare per ogni individuo, per la nostra crescita psicologica ed esistenziale. Genitori e figli, oggi, con una struttura familiare sempre meno imperniata su valori morali e spirituali, rischiano di naufragare in una specie di “terra di nessuno” dai confini incerti, dove sentimenti, ruoli e comportamenti devono essere spesso reinventati e sperimentati a prezzo di gravissimi danni umani ed economici. Nell’attuale momento socio-storico l’influenza della cultura atea, materialista, ha progressivamente distolto l’attenzione della grande maggioranza della gente da un percorso di sviluppo interiore, accreditando al suo posto pseudo-valori che hanno profondamente trasformato e deformato il concetto di famiglia. La tecnologia ha dato un poderoso impulso alla scienza nei campi della ricerca genetica, della bioingegneria, dell’inseminazione artificiale, ma si è altresì sviluppata una generalizzata degenerazione etico-comportamentale, con il boom ad esempio degli aborti e dei divorzi. Tutto ha ovviamente contribuito a stravolgere il tradizionale rapporto tra marito e moglie e tra genitori e figli, al punto da dover riscrivere il diritto di famiglia per tener conto di tutte le odierne alienità. Secondo recenti statistiche del CENSIS i giovani italiani restano in casa più a lungo, tendono a cercare lavoro sul posto e confidano nella famiglia per trovarlo, passano il tempo con gli amici, si dedicano allo sport, non hanno grandi ambizioni nè alti ideali. A prima vista sembrerebbe un quadro idilliaco ma non è così. Basti ad esempio pensare all’esercito di ragazze madri, molte delle quali poco più che bambine, o al sistematico massacro di figli non ancora nati, vittime inermi di un crimine legalizzato di procreatori irresponsabili che diventano abortisti senza scrupoli, oppure alle migliaia di vittime della droga, o a tutti quei giovani che fanno uso di alcool e vanno ad infoltire le fila degli oltre 40.000 morti l’anno. Altro segno del disagio é la disperazione dei figli di coppie divorziate o di quelli che pagano pesantemente il conto della violenza familiare sempre più diffusa. In un mondo che pare impazzito, le prime vittime sono proprio i bambini. Uno scioccante studio rivela che un bimbo su quattro è, più o meno seriamente, malato di mente. Ad un’attenta lettura di queste statistiche non sfugge certo la grande carenza di valori etici e spirituali, né il fatto che la famiglia abbia smarrito il fine trascendente dell’esistenza. Per lo più oggi la religione è ridotta a mera formalità e Dio viene chiamato in causa solo perché garantisca quel benessere materiale che pare essere diventato l’unico scopo dell’esistenza. Genitori e figli, e anche moglie e marito, hanno spesso interessi privati che contrastano con lo spirito unitario della famiglia, per cui non raramente convivono solo per convenienza in una relazione svuotata di ogni significato sacro. Quando uno dei due coniugi, infatti, non ha più il suo tornaconto egoistico, mostra rapidamente l’assenza di spirito di sacrificio rompendo senza indugi e senza rimorsi il legame familiare. Molti percepiscono la famiglia non come entità sacra, piuttosto come società a responsabilità limitata, dalla quale si esce quando si vuole purché ci si accordi economicamente. Il tradimento e il divorzio diventano pratica comune e, nel delirio dell’illusione, la sfortuna viene scambiata per fortuna. I genitori lavorano entrambi per provvedere ai sempre crescenti pseudo-bisogni imposti dalla cultura consumistica e i giovani risentono negativamente della quasi totale mancanza di educazione e di esempio da parte dei genitori. L’educazione dei figli viene di fatto delegata ad estranei o ai mass media. La famiglia, come descritta dalle sacre scritture vediche, costituisce una delle quattro tappe del progresso umano verso la liberazione dai condizionamenti, finalizzata a dare affetto, protezione ed educazione ai suoi componenti. La famiglia tradizionale era forte perché poggiava le fondamenta sui princìpi spirituali. Era costituita dai nonni, dai genitori, dai fratelli, dagli zii, dai cugini. Le responsabilità e i ruoli erano ben definiti e venivano appresi sin dall’infanzia. Con essi si imparavano il rispetto, la reverenza e l’amore per Dio, per i familiari e per tutti gli esseri viventi, umani e non. Nella famiglia il ruolo dei genitori è decisivo per il progresso dei figli. Il modello e l’efficacia del loro insegnamento deriva essenzialmente dall’esempio. Solo se essi sono eticamente e spiritualmente evoluti, al tempo stesso austeri e amorevoli, leali con tutti, giusti e generosi, potranno ispirare nei figli un comportamento analogo, e riceveranno in cambio rispetto e amore. Nella civiltà vedica i giovani frequentavano fino all’età di 25 anni la scuola del guru, dove venivano istruiti anche sulle responsabilità familiari. Essi non potevano sposarsi prima di aver ricevuto dal Maestro il riconoscimento di maturità spirituale, indispensabile per entrare con successo nella vita di famiglia.2 Era decisamente sconsigliato assumersi il ruolo di genitore o di marito se non si era capaci di facilitare il progresso spirituale dei propri figli, della moglie e degli anziani della famiglia.3 Nella famiglia vedica il padre é il maestro spirituale naturale della famiglia (shiksha guru), insegna con l’esempio, provvede a tutte le necessità e protegge i familiari dai pericoli della vita, educa i figli e li aiuta nella scelta del maestro spirituale che darà loro l’iniziazione (diksha guru) e che li guiderà gradualmente verso la riscoperta della loro natura profonda e della loro relazione con Dio. La donna viene educata con cura fino dalla più tenera età affinché sviluppi le virtù indispensabili al successo nella vita familiare: la castità, la collaborazione amorevole con il marito e la cura dei figli e della casa. La moglie è l’assistente più intima del marito e madre generosa e amorevole: come tale è amata e rispettata da tutti i membri della famiglia. Il marito, a sua volta, è educato a trattare la moglie con grande rispetto e a provvedere ai suoi bisogni secondo le proprie possibilità, ma soprattutto ad aiutarla, attraverso il proprio esempio, nell’avanzamento spirituale. Nei Veda la moglie è descritta come la metà del corpo del marito ed ella sa che non può raggiungere la liberazione (moksha) senza aver compiuto i propri doveri verso di lui e verso la famiglia. Il marito, a sua volta, è cosciente che non può liberarsi se non avrà salvato la propria famiglia, che da lui dipende. Il lavoro, la preghiera, il cibo, i matrimoni, le nascite e le morti, tutta la vita familiare viene vista come una serie di attività tese alla purificazione e all’avanzamento spirituale per mezzo del servizio di amore e devozione a Dio (bhakti-yoga) fino a raggiungere la perfezione. In questo contesto la casa diventa come un tempio, pervasa di spiritualità: è un monumento alla devozione in cui si gioisce del vivere servendo e adorando il Creatore; vi si conduce un’esistenza pura, semplice e santa. L’educazione dei figli, affinché da adulti siano capaci di impostare con successo la loro vita familiare, diventa il principale scopo dei genitori. Niente è lasciato al caso: la nascita e la crescita dei figli è regolata da pratiche vediche dette samskara. In lingua sanscrita figlio si dice putra, che significa ‘colui che salva il padre dalle conseguenze del peccato’ (letteralmente: dall’inferno detto pu). Il padre che investe le sue energie nell’educazione spirituale dei figli guadagna meriti pari alla somma di quelli ottenuti da chi avrà compiuto ogni specie di sacrificio (yajna), penitenza (tapas), pellegrinaggio (parikrama), donazione di ricchezze (dhana) e studio dei Veda (svadhyaya). Canakya Pandita, un grande saggio vissuto in India circa 2.300 anni fa, nel suo celebre Niti-shastra insegna che i figli vanno scusati con dolcezza fino all’età di cinque anni, educati con cura e fermezza fino a quindici, poi trattati come amici per il resto della vita. Rimproverare duramente i figli in età superiore ai quindici anni, qualora non abbiano ancora ricevuto un’adeguata educazione e sviluppato sufficiente stima e rispetto nei confronti dei genitori, significa correre il rischio di trasformarseli in nemici. Il saggio Canakya dice che avere figli che non siano nè devoti di Dio, nè studenti della scienza sacra, è come avere occhi che non vedono, inutili fardelli che procurano solo dolore. Oggi le condizioni sociali sono talmente peggiorate che tante persone hanno una vera e propria paura di fondare una famiglia; non si fidano e temono di crearsi un futuro tempestoso; prevedono tradimenti e malversazioni da parte dei familiari, ricatti e cause legali, insomma una vita d’inferno. Tuttavia, pur tenendo conto delle enormi ed oggettive difficoltà che oggi ostacolano chi si accinge ad entrare nella vita di famiglia, chi non fosse ancora pronto a rinunciare al desiderio di diventare marito o moglie, padre o madre, sappia che, dal punto di vista sociale, non è mai stata disponibile un’alternativa positiva alla famiglia e che tutte le invenzioni umane in tal senso si sono sempre rivelate dolorosi fallimenti. Se la famiglia così come si presenta oggi non sembra affidabile, se marito e moglie soffrono di mancanza di fiducia reciproca, se genitori e figli si guardano con sospetto, che fare? Come umani soffriamo di troppi limiti, meglio implorare l’aiuto del Signore e percorrere un cammino sperimentato di progresso spirituale per la destrutturazione dei condizionamenti inconsci, l’armonizzazione della personalità e l’elevazione della coscienza, che consenta una migliore relazione con se stessi e con gli altri e la percezione e visualizzazione di livelli superiori di realtà. Con la coscienza vivificata diventa possibile organizzare la vita familiare e sociale senza ansietà, strutturando gradualmente le proprie abitudini e relazioni umane sul modello e sui valori indicati dai saggi di tutti i tempi.

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