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Archive for the ‘alimentazione’ Category

Vorrei iniziare rispondendo alla domanda che è stata posta circa la differenza tra il nutrimento vegetale e animale in termini soprattutto etici, per ciò che riguarda cioè il rispetto dovuto agli esseri viventi. Da un punto di vista religioso, etico, ma anche sociologico, economico e medico-sanitario, ci sono molte ragioni dell’opportunità della dieta vegetariana. La persona non si nutre soltanto del cibo in quanto tale, ma anche di tutte quelle impressioni psichiche che sono contenute in esso e che agiscono a livello sottile sulla sua costituzione psicofisica.

Pensate a quanto possa essere carico di energie negative un cibo prodotto esercitando violenza: tutte quelle sensazioni di paura, terrore, sgomento, provate dall’essere vivente al momento dell’uccisione, permangono in quel corpo brutalmente massacrato come indelebili tracce a livello psichico e anche fisico, essendo i due piani inscindibilmente collegati, e vengono di conseguenza assimilate, anche se in maniera non consapevole, da chi sceglie quel cibo come nutrimento. Per questi ed altri motivi, l’Ayurveda, la scienza della vita, la scienza medica tradizionale indovedica, afferma che l’alimentazione di tipo vegetariano è incomparabilmente più capace di favorire l’equilibrio psico-fisico, la longevità, conservare la giovinezza e il vigore, di quella basata sui cibi carnei. Considero un dovere ed un piacere essere qui tra voi per parlare del tema “uomo-animali”. Il nostro rapporto con gli animali e con la vita in generale dovrebbe interessarci tutti da vicino, pena una perdita progressiva di sensibilità e di capacità di sopravvivere, vivere e convivere.  Desidero perciò ringraziare sinceramente e profondamente gli organizzatori di questo convegno, soprattutto per la dimostrata capacità di dare voce a così tanti e diversi rappresentanti appartenenti alla sfera del pensiero religioso.


Gli umani per loro natura sono esseri sociali; le persone che riescono a vivere in completa solitudine possono appartenere soltanto a due categorie che si trovano esattamente all’opposto: la categoria degli psicopatici e quella degli eremiti. Tutta la grande gamma di umanità intermedia ha in qualche modo bisogno di vivere in contatto con gli altri, e questi altri non sono e non possono essere, come conferma l’esperienza, soltanto gli umani.
 Vi leggo a proposito una riflessione fatta da una persona profondamente religiosa, intendendo con questo aggettivo riferirmi ad un livello di consapevolezza e non necessariamente ad una carica ecclesiale. Io parlo qui in nome di una tradizione antichissima, quella vedica, ma ho scelto di leggervi un brano, a mio avviso particolarmente significativo, che appartiene ad un’altra cultura e che comunque conferma il punto di vista dei Veda:

“Il rumore pare solo insultare l’orecchio quando è privo della vita. E che cosa resta della vita se un uomo non può udire il pianto solitario di un uccello, o il conversare dei rospi attorno ad uno stagno durante la notte? Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali se ne andassero, egli morirebbe di una grande solitudine di spirito. 
Ciò che avviene agli animali, ben presto succede anche all’uomo; in tutto c’è un legame”.

Sono qui evidenti nette somiglianze con le concezioni vediche, come vedremo in seguito, e con il pensiero di alcuni filosofi pre-socratici, ad esempio quelli citati dai colleghi che mi hanno preceduto. 
Questo brano, che appartiene alla tradizione degli indiani d’America, termina con la seguente affermazione:


“Tutto ciò che accade alla terra, accadrà anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano in terra è come se sputassero addosso a se stessi. Questo sappiamo: non è la terra che appartiene all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla terra. L’uomo non ha tessuto la tela della vita, è semplicemente uno dei suoi fili e tutto ciò che fa alla tela lo fa a se stesso”.


Questa riflessione, fatta da un capo indiano pellerossa, rappresenta la  risposta agli emissari del Presidente degli Stati Uniti che volevano acquistare la terra dei nativi. Essa esprime la consapevolezza della profonda relazione che lega l’uomo agli animali e all’ambiente in cui vive.  Se parliamo di animali, non possiamo non parlare anche di ambiente; solo così, infatti, potremo ben comprendere e contestualizzare la posizione che spetta ai vari esseri viventi nel grande mosaico della vita.

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E’ stato traumatico, per molti, il messaggio lanciato al recente convegno dedicato alla corretta alimentazione e svoltosi a Prova, soprattutto in un periodo nel quale la riscoperta della buona tavola e dei cibi tradizionali (molto spesso a base di carne) è diventata quasi una moda «culturale», esaltata anche dai mass-media. Ecco perchè hanno destato molta sorpresa affermazioni come «mangiar carne fa male» e «se la gente sapesse quello che provoca, non ne mangerebbe». A lanciare il messaggio, che di fatto era un invito a una dieta vegetariana, sono stati esperti di grande valore: Roberta Siani, responsabile del Progetto disordini alimentari del reparto di Psichiatria dell’ospedale cittadino di Borgo Roma; Pietro Madera, responsabile del Sert dell’Ulss 20; Francesca Bonini, biotecnologa e docente di alimentazione, che sono intervenuti col coordinamento del dottor Giuseppe Piasentin, medico del Pronto soccorso del «Fracastoro». Partendo dal presupposto che si tratta soprattutto di una questione di cultura, i relatori hanno chiarito che il problema del consumo della carne ha due importanti conseguenze: una sulla salute delle persone e una, più in generale, su quello – drammatico – della fame nel mondo. Ci sono tre categorie di cibi, ha ricordato Madera: i cibi «virtù», che assorbono l’energia dal sole e la trasmettono all’uomo, conferendogli salute, longevità e serenità (frutta fresca e verdura, cereali integrali, latte, burro, miele, yogurt, formaggi non fermentati e simili); i cibi «passione», dai sapori intensi, i quali danno un’energia che dura poco e che se sono consumati regolarmente producono malattia (cereali raffinati, spezie, caffé, formaggi stagionati, sale, dolci, zuccheri); infine i cibi «inerti», che hanno cioè poca energia, appesantiscono e intossicano, predisponendo alle cosiddette malattie del benessere e ai tumori (carne, salumi, alcol, grassi animali, uova dopo il quindicesimo giorno, cibi conservati, aceto). L’influenza del consumo di carne sul problema della fame nel mondo si evince invece da alcuni dati sorprendenti: per produrre un chilo di carne (sufficiente per sfamare 5-6 persone) si consumano 30mila litri di acqua e 16 chili di cereali (che ne sfamerebbero 40-50). Basti pensare che tre quarti della produzione mondiale di cereali è dedicata agli allevamenti per la produzione di carne. «Se si consumasse meno carne e si cambiasse il nostro sistema alimentare», hanno concluso gli esperti, «ridurremmo le patologie e daremmo al Terzo mondo la possibilità di soffrire meno la fame, senza contare che le popolazioni vegetariane sono meno aggressive e più pacifiche di quelle che si alimentano con la carne». Un invito esplicito, quindi, a preferire una dieta con meno carne o, addirittura, vegetariana, la sola in grado di garantire una alimentazione più sana, secondo i medici. Gli esempi di chi la segue, del resto, sono numerosi. La lista dei vegetariani celebri parte dall’antichità per arrivare ai nostri giorni e comprende, in ordine sparso, Aristotele, Pitagora, Cicerone, Diogene, Platone, Plinio, Socrate, Seneca, Sofocle, Epicuro, San Francesco, Leonardo da Vinci, Albert Einstein, Edison, Franklin, Freud, Gandhi, Ippocrate, Mazzini, Newton, Nietsche, Paganini, Pascal, Wagner. Tanti anche i personaggi dello spettacolo e della cultura che non consumano carne: Giorgio Albertazzi, Brigitte Bardot, Adriano Celentano, John Lennon, Bob Dylan, Gianni Morandi, Sting, Jovanotti, Umberto Veronesi.

Fonte: L’Arena.it – di G.B.

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MANGIARE UOVA O ALIMENTI CHE LE CONTENGONO…
Di Giovanni Canepa.

Video degli orrori insiti nella produzione di uova.
Ormai la gente considera gli animali commestibili come derrate.
Derrate, in italiano, leggi: merce che si può consumare mangiando.
Negli Stabilimenti di Galline Ovaiole di tutto il mondo si consuma un crimine organizzato su vasta scala ogni giorno; una volta venuti alla luce del neon i pulcini maschi viaggiano su un natro trasportaotre e mani “pie” prelevano i maschi e li gettano vivi in un tritacarne. Nessuna sorte migliore è riservata alle femmine che passano la breve vita pigiate in angusti spazi e poi spremute a fare uova. Finita la loro stagione di produzione vengon uccise. Se questa è umanità…

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ARTICOLI: CORRIERE DELLA SERA, 19 Agosto 2009.
Esperti Usa: Ok alla dieta vegetariana

Pronunciamento ufficiale dell’American Dietetic Association, ma con alcune precisazioni.
Ma va studiata bene e mai improvvisata, specie per i bambini.

MILANO – Il documento ha un certo peso. È infatti la parola dell’American Dietetic Association, che sulla rivista dell’associazione ha preso posizione in materia di dieta vegetariana con una sorta di dichiarazione ufficiale sul tema. Che suona più o meno così: «Diete vegetariane accuratamente pianificate possono essere salutari, nutrizionalmente equilibrate e in grado di offrire benefici per la prevenzione e il trattamento di malattie come cancro, obesità, diabete e patologie cardiovascolari. Se vengono ben studiate, sono appropriate in ogni età della vita e possono essere adatte anche a donne in gravidanza, bambini e adolescenti».

NO ALLE IMPROVVISAZIONI – Da questa parte dell’oceano è quasi del tutto d’accordo Carlo Cannella, presidente dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, che commenta: «Le diete vegetariane sono sicuramente positive per la salute e anche sicure, a patto però di seguire specifici criteri. Non possono cioè essere improvvisate, perché richiedono conoscenze che non tutti hanno: chi vuole intraprendere questa strada dovrebbe farsi seguire da un medico o da qualcuno competente. Ciascuno può poi imparare da solo a gestire la propria alimentazione, ma è bene non affidarsi a praticoni o lasciarsi andare al fai da te».

BAMBINI – Il rischio di carenze infatti esiste eliminando carne, pesce e, nelle versioni più «hard», pure i latticini. Per questo Cannella richiama alla cautela quando si parla di bambini: «Con i bimbi ci andrei davvero piano. Temo molto gli estremismi, soprattutto i genitori che assumono posizioni radicali e impongono ai figli, anche molto piccoli, diete restrittive che possono portare a un’alimentazione squilibrata, con tutti i rischi che ne conseguono durante un periodo delicato come quello dell’accrescimento. Per di più – prosegue Cannella – la dieta vegetariana implica il consumo di quantità di cibo maggiori, perché gli alimenti che la compongono hanno una densità nutrizionale più bassa. Un regime simile può essere quindi più difficoltoso da seguire nell’infanzia».

VANTAGGI – Cautela quindi coi più piccoli, ma a parte questo l’esperto italiano sposa la posizione statunitense: «Se ben condotte, le diete vegetariane non sono pericolose. Il rischio di carenze è marginale e riguarda soprattutto nutrienti come la vitamina B12 che è difficile trovare negli alimenti permessi: c’è ad esempio nel tofu o nei funghi coltivati, ma è abbastanza inusuale consumare grosse quantità di questi cibi», dice Cannella. Via libera dunque, se ci si fa seguire da un esperto che ci spieghi cosa e quanto introdurre nell’alimentazione quotidiana. I vantaggi non sono pochi, come spiega il documento dell’American Dietetic Association: «I vegetariani hanno un indice di massa corporea mediamente inferiore, un rischio più basso di ipercolesterolemia, ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete. La loro dieta contiene bassi livelli di colesterolo e grassi saturi e apporta invece grosse quantità di fibre, vitamine C ed E, magnesio e potassio, flavonoidi, carotenoidi, folati – scrivono gli esperti statunitensi –. Queste differenze nutrizionali possono spiegare alcuni dei benefici dell’alimentazione vegetariana variata e bilanciata, a cui è associata anche una minor probabilità di tumori».

MAMME – Nel documento americano ci sono sezioni dedicate ai benefici specifici della dieta senza carne sull’osteoporosi, il cancro, le malattie cardiovascolari e una parte dedicata a rassicurare le future mamme vegetariane: «La loro alimentazione può essere nutrizionalmente adeguata e non pericolosa per loro stesse e per il bambino», scrivono gli autori. La raccomandazione finale ribadisce però il concetto più importante: «È fondamentale affidarsi a nutrizionisti esperti, che possano dare consigli e informazioni appropriate sui nutrienti essenziali e come garantirseli, sulle modifiche da fare per venire incontro a restrizioni alimentari imposte da allergie, malattie o, semplicemente, per affrontare le diverse età della vita».

Elena Meli

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MENO TUMORI TRA I VEGETARIANI.

Lunga e sistematica ricerca in Gran Bretagna conferma le stime: chi evita la carne ha il 12% in meno di possibilità di ammalarsi, il 45% nel caso delle leucemie.
LONDRA – E’ un diffuso luogo comune: mangiare più frutta e verdura fa bene alla salute. Ora una vasta ricerca rivela che non solo ciò è vero, ma chi fa una dieta vegetariana ha meno probabilità di ammalarsi di cancro rispetto a chi fa una dieta a base di carne. Non è la prima volta che un’affermazione di questo genere proviene dalla comunità scientifica internazionale: la novità, tuttavia, è che non c’era mai stato uno studio così ampio e prolungato nel tempo sulla questione. I risultati sono impressionanti: i vegetariani hanno il 45 per cento di probabilità in meno di ammalarsi di cancro del sangue e un 12 per cento in meno di ammalarsi di qualsiasi tipo di cancro, rispetto a coloro che fanno una dieta carnivora.

Pubblicato sul British Journal of Cancer e ripreso oggi con grande rilievo dalla stampa nazionale britannica, lo studio ha seguito lo stato di salute di 61 mila persone nel corso di 12 anni. “Ricerche precedenti avevano indicato che la carne può aumentare il rischio di cancro all’intestino, cosicché i nostri risultati sono apparsi plausibili da questo punto di vista”, dice al quotidiano Guardian di Londra la dottoressa Naomi Allen, ricercatrice del Cancer Research della Oxford University e co-autrice del rapporto. “Ma non sappiamo perché il cancro del sangue ha un’incidenza più bassa nei vegetariani”. La differenza, un 45 per cento di probabilità di ammalarsi in meno, è enorme, e riguarda sia la leucemia che altri tipi di cancro del sangue. Non solo, ma chi si nutre di verdura, frutta e pesce, evitando la carne, ha anche il 12 per cento di rischio in meno di ammalarsi di qualsiasi altro tipo di tumore, afferma la ricerca.

“Sono dati significativi”, osserva la dottoressa Allen, “anche se vanno presi con un po’ di cautela poiché si tratta del primo ampio studio di questo genere in materia. Abbiamo bisogno di farne altri e di saperne di più. Per esempio dobbiamo scoprire quale aspetto di una dieta a base di verdura, frutta e pesce protegge dal cancro. E dobbiamo stabilire quanto influisce positivamente una dieta vegetariana, così come quanto influisce negativamente una a base di carne”. Lo studio fa parte di un progetto internazionale a lungo termine chiamato “European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition”, che andrà avanti, ad Oxford e in altri centri di ricerca sul cancro.

Altri studi hanno comunque già dimostrato che mangiare carne, o perlomeno mangiarne troppa, può essere nocivo. Non solo per la salute degli umani, tanto per cominciare, ma pure per quella del pianeta: l’anno scorso un rapporto della Commissione dell’Onu sul Cambiamento Climatico ha esortato a rinunciare alla carne almeno una volta alla settimana poiché la produzione di carne, ovvero gli allevamenti di bovini, produce da sola un quinto delle emissioni di gas nocivi. Un rapporto della World Cancer Research Fund, dua nni or sono, ha raccomandato di non mangiare più di 300 grammi di carne alla settimana a causa del rapporto tra una dieta altamente carnivora e il cancro all’intestino. E nel 2005 uno studio finanziato dal Medical Research Council britannico e dalla International Agency for Research on Cancer, ha riscontrato che mangiare due porzioni di carne al giorno, l’equivalente di un panino con la pancetta e di una bistecca, aumenta del 35 per cento il rischio di cancro all’intestino.

Fonte: La Repubblica.it, Enrico Franceschini (1 Luglio 2009).

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COME USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA AMBIENTALE IN CUI CI TROVIAMO? (SECONDA PARTE).
(Estratto della Conferenza di Marco Ferrini tenuta a Padova
in data 17 Gennaio 2009, sul tema ‘Psiche e Ambiente’).


Buone relazioni alla base di una buona economia.
Il primo investimento di tempo e di energie è importante che sia fatto nelle relazioni, che sono il patrimonio più grande della vita se fondate su valori autentici, quando cioè il rapporto è caratterizzato da lealtà e sincerità: sin-cero vuol dire “senza cera”, quindi senza maschera. Non sempre è bene ed utile dire la verità nuda e cruda, basti pensare al caso estremo in cui un rapinatore armato dovesse entrare in casa nostra e, con l’intenzione di uccidere nostra madre ci chiedesse dove si trova; l’importante è comunque non dire mai quel che non è, ogni nostra parola deve sempre avere un fine costruttivo. Si deve credere in quello che dice e in ciò che si fa, parlando e agendo con tutto il cuore e l’anima, per uno scopo evolutivo: ciò risana le relazioni, il carattere, le abitudini e migliora anche l’economia, a dire il vero migliora l’intera esistenza, restituendole senso. Se invece si privilegiano le futilità, la superficialità e i prodotti senza valore, da molti spacciati come pregiati, si rovina progressivamente ogni aspetto della nostra vita. La qualità dell’economia non è separata dalla qualità delle relazioni: non può prosperare se imbrogliamo o inganniamo gli altri. Per un po’ gli affari possono anche sembrarci redditizi, ma poi ci ricade tutto addosso. Se si possiede una fornace per fare mattoni, ci s’impegni a produrre migliori mattoni, in maggiore quantità, ma anche ci si assicuri che alle persone che vi lavorano non manchi qualcosa di essenziale, che siano nelle più idonee condizioni per affezionarsi al servizio che stanno facendo, che siano capaci di una buona organizzazione e gestione del tempo e di buone relazioni. Si presti attenzione anche alla qualità della propria e altrui alimentazione, poiché essa rappresenta un aspetto tutt’altro che secondario nel determinare la qualità della nostra coscienza e della nostra vita nel suo complesso, in ogni campo di attività. Curatevi di mangiare cibi naturali, che non sono impestati da pesticidi, che non sono passati per dieci piazze di mercati e decine di frigoriferi, che non hanno attraversato gli oceani per arrivare sulla nostra tavola. Aiutate voi stessi e gli altri a nutrirvi in maniera più genuina, specialmente evitando cibi che scaturiscono dalla violenza o quelli prodotti per guadagnare di più e dare sempre meno. Ci sono al riguardo interessanti ricerche scientifiche di cui c’è ampia documentazione: in un campus universitario americano, ad esempio, semplicemente per l’aver migliorato e incrementato la qualità dell’alimentazione, c’è stato un incremento della qualità della vita rilevantissimo in soli sei mesi: non c’è stato più bisogno di poliziotti in aula, non più necessità di mediatori per sedare le risse tra studenti e tra studenti e insegnanti, e così via. L’esperimento è continuato per tre anni e si sono registrati trasformazioni migliorative enormi, introducendo un cibo sano prodotto con metodo biologico e biodinamico, facendo attenzione a mangiare ad orari regolari. Anche l’economia di quell’Università ha avuto un ottimo incremento: prima era un luogo in cui si viveva con difficoltà, con pesanti problematiche relazionali, dal quale studenti e docenti tendevano a fuggire, e progressivamente si è trasformato in un ambiente piacevole, ricercato, ambito. Dunque, come abbiamo già sottolineato in precedenza, l’economia si crea in molti modi e prima di tutto con buone relazioni: rapporti di fiducia, stima, affetto, solidarietà, lealtà, sostenuti dal pensiero che se diamo qualcosa a qualcuno non è perduto, dare non è mai una perdita, bensì un investimento, che produce un valore reale che non conosce svalutazione. Quanto più ci si separa dai princìpi etico-morali e spirituali, tanto più si crea, anche quando non ce ne accorgiamo, un’economia tossica. Pensiamo ai grandi artisti della storia: le loro opere sono rimaste nei secoli nella misura in cui essi avevano messo il cuore e l’anima in quell’opera, nell’intento di offrire un contributo alla società; chi ha agito superficialmente è entrato nell’oblio del tempo. Tutto quel che facciamo ha valore nella misura in cui noi ci crediamo, non in maniera frammentata, discontinua, ma con intensità costante, con propensione costante verso il bene e la perfezione. Sappiamo che la perfezione non è umana, non dobbiamo pretendere di essere perfetti, ma possiamo camminare con umiltà sul sentiero della perfezione, apprendendo ogni cosa nuova con lo stupore e l’entusiasmo dei bambini, con gioia applicandola nella nostra vita, consapevoli di quanto ancora c’è da imparare. Più si approfondisce lo studio della matematica, ad esempio, più comprendiamo che le funzioni numeriche sono illimitate, più entriamo nel mondo della fisica più realizziamo la meraviglia dell’atomo, la struttura più piccola della materia, la cui energia può essere utilizzata e per fini evolutivi e per fini distruttivi, come nel caso della bomba atomica. Collegandoci a ciò, concludiamo sottolineando l’importanza della motivazione che sta a fondamento di ogni agire: se essa è costruttiva sarà costruttivo quello che fate e sempre ben fondata sarà la vostra finalità. Quest’ultima dovrebbe rimanere elastica, dovremmo essere sempre pronti a modificarla, perché la finalità di oggi può non essere la finalità di domani, perché domani potremo fare delle scoperte che ci inducono a ridefinirla e a riorientarla, ma attenzione a non perdere la motivazione costruttiva basata su sattva guna, sulla ricerca di equilibrio e di benessere interiore per noi e per gli altri, sul desiderio imprescindibile di realizzarci a livello spirituale e di aiutare gli altri ad evolvere, presupposti essenziali per garantire nel tempo la qualità della nostra finalità.

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RIFLESSIONI…

Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare,
ed anche l’uccisione di un solo animale
sarà considerato un grave delitto…
Leonardo da Vinci.

La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini.
Publio Ovidio Nasone (43 a.c.-17/18 d.c.) – Poeta latino.

Noi non abbiamo due cuori – uno per gli animali, l’altro per gli umani.
Nella crudeltà verso gli uni e gli altri, l’unica differenza è la vittima.
Alphonse de Lamartine (1790-1869).

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